Gli ucraini sono stanchi della guerra, ma non disposti a pagarne la fine con la rinuncia a una parte del proprio territorio. È questo il messaggio politico e simbolico che il presidente Volodymyr Zelensky affida a un’anticipazione dell’intervista concessa a Fox News, nella quale richiama con forza i dati dei sondaggi più recenti sul sentimento dell’opinione pubblica.
Secondo il capo dello Stato, l’85% della popolazione ucraina si oppone al ritiro delle Forze Armate dal Donbass, nonostante una maggioranza ancora più ampia – tra l’85 e l’87% – esprima il desiderio di porre fine al conflitto. «La gente vuole la pace», ha spiegato Zelensky, citando anche un riferimento fatto dall’ex presidente statunitense Donald Trump ai dati demoscopici. Ma quella pace, ha ribadito, deve essere “giusta”.
Il dato apparentemente contraddittorio, in realtà, fotografa con precisione lo stato d’animo del Paese: da un lato la stanchezza per una guerra che dura da anni e ha segnato profondamente la società ucraina; dall’altro la netta contrarietà a soluzioni che prevedano concessioni territoriali, in particolare nel Donbass, area simbolo dell’invasione russa e del conflitto armato.
«L’87% sostiene la pace», ha sottolineato il presidente, «ma allo stesso tempo l’85% è contrario al ritiro dal Donbass». Una sovrapposizione che, nelle parole di Zelensky, non lascia spazio a interpretazioni ambigue: «Questo significa che tutti vogliono la pace, ma una pace giusta».
Un messaggio rivolto tanto all’opinione pubblica internazionale quanto ai partner occidentali, chiamati a sostenere Kiev non solo sul piano militare, ma anche nella difesa della sua integrità territoriale. Per l’Ucraina, sembra ribadire Zelensky, la pace non può coincidere con una resa mascherata né con la cristallizzazione delle conquiste ottenute con la forza.
