8 Marzo 2026, domenica
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Piantedosi: «Squarciato il velo sull’eversione islamista nascosta dietro la beneficenza»

Blitz antiterrorismo a Genova: smantellata una rete internazionale di finanziamento. Nove arresti. Le indagini svelano il doppio binario tra solidarietà e sostegno a Hamas.

AGGIORNAMENTO

È stato «squarciato il velo» su una rete che, secondo gli inquirenti, operava sotto il paravento della solidarietà alla popolazione palestinese per sostenere in realtà un’organizzazione terroristica di matrice islamista. Con queste parole il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha commentato l’operazione antiterrorismo condotta a Genova da Polizia di Stato e Guardia di Finanza, che ha portato all’arresto di nove persone accusate di finanziare Hamas dall’Italia.

«Pur con la doverosa presunzione di innocenza che va sempre riconosciuta in questa fase – ha sottolineato Piantedosi – emergono comportamenti e attività che celavano il sostegno e la partecipazione a organizzazioni con finalità terroristiche». Un’azione investigativa che, secondo il Viminale, ha fatto luce su dinamiche finora occultate da iniziative presentate come esclusivamente umanitarie.

Sull’operazione è intervenuto anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha espresso pubblicamente il proprio apprezzamento: «Mi sono congratulato con il ministro Piantedosi per l’importante blitz che ha portato allo smantellamento di una organizzazione che finanziava Hamas dall’Italia». Un ringraziamento, affidato a un messaggio su X, è stato rivolto alle forze dell’ordine «per la loro costante e preziosa attività».

La rete internazionale e il documento interno ad Hamas

Al centro dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Genova figura un documento interno ad Hamas, acquisito agli atti, che illustrerebbe in modo dettagliato le strategie dell’organizzazione per consolidare consenso, reclutare nuovi attivisti e formare quadri dirigenti. Le attività descritte spaziano dall’ambito educativo a quello militare: dalla preparazione dei giovani destinati a ruoli di leadership, alle iniziative nel settore studentesco del cosiddetto Command Training Institute, fino all’educazione sullo status di martiri e prigionieri e ai simposi dedicati alla jihad e ai “santi guerrieri” del movimento.

Secondo gli investigatori, tali programmi sarebbero stati sostenuti economicamente attraverso una rete di associazioni di beneficenza riconducibili ad Hamas. Decisive, nell’impianto accusatorio, le numerose conversazioni telefoniche e i contatti tra uno degli indagati, Hannoun, e soggetti con ruoli analoghi attivi in Olanda, Austria, Francia e Regno Unito. Elementi che delineerebbero l’esistenza di una struttura organizzata su scala internazionale, impegnata nella raccolta di fondi formalmente destinati a scopi umanitari ma, in realtà, funzionali al sostegno dell’organizzazione terroristica.

La precisazione dei magistrati

Nella nota ufficiale sull’operazione, il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Giovanni Melillo e il procuratore di Genova Nicola Piacente hanno voluto ribadire un punto centrale: le indagini e i fatti emersi «non possono in alcun modo togliere rilievo ai crimini commessi ai danni della popolazione palestinese» nel corso delle operazioni militari israeliane successive al 7 ottobre 2023, sui quali è atteso il pronunciamento della Corte penale internazionale.

Allo stesso tempo, precisano i magistrati, «tali crimini non possono giustificare né attenuare gli atti di terrorismo», compresi quelli del 7 ottobre, compiuti da Hamas e dalle organizzazioni a esso collegate contro la popolazione civile. Una distinzione netta, che separa il piano della solidarietà e dei diritti umani da quello del terrorismo, al centro di un’inchiesta che punta a colpire i canali di finanziamento e le reti di supporto operanti anche in Europa.

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