Altro che modernizzazione della macchina pubblica. Per il Partito democratico il disegno di legge sulla Corte dei Conti rappresenta un passo indietro profondo e pericoloso sul terreno delle garanzie democratiche. A lanciare l’allarme è Antonio Misiani, responsabile Economia nella segreteria nazionale del Pd, che in una nota usa parole durissime contro l’impianto del provvedimento e contro il metodo scelto dal Governo.
«Non siamo davanti a una riforma – afferma Misiani – ma a un attacco frontale ai controlli di legalità e all’equilibrio tra i poteri dello Stato». Secondo l’esponente dem, il Ddl non rafforza l’azione pubblica né semplifica i procedimenti amministrativi, ma al contrario «indebolisce lo Stato e smantella i presìdi di garanzia».
Nel mirino del Pd c’è innanzitutto la scelta politica di colpire la Corte dei Conti, accusata implicitamente di aver svolto con troppa efficacia il proprio ruolo di controllo. «La Corte diventa un bersaglio perché ha fatto il suo dovere – sostiene Misiani – segnalando irregolarità pesanti su operazioni che il Governo ha trasformato in bandiere propagandistiche, dal Ponte sullo Stretto al centro per migranti in Albania». Da qui, secondo il dirigente dem, la volontà di ridimensionarne funzioni e incisività, imponendo al Parlamento una corsa contro il tempo per approvare il testo: «Un metodo inaccettabile, che somiglia più a una resa dei conti che a un serio lavoro legislativo».
Le critiche entrano poi nel merito del provvedimento. Il punto più controverso, per Misiani, è lo snaturamento del parere preventivo della Corte dei Conti, che rischia di trasformarsi «in un lasciapassare per sottrarsi alle responsabilità, anche nei casi di colpa grave». Ancora più allarmante, secondo il Pd, è il meccanismo del silenzio-assenso, accompagnato da tempi giudicati irragionevoli: una combinazione che «svuota di fatto il controllo di legittimità» e apre «spazi enormi a comportamenti opachi».
Il Governo giustifica l’intervento con la necessità di superare la cosiddetta “paura della firma” e accelerare le decisioni amministrative. Ma per Misiani l’obiettivo è mancato: «Questa norma non chiarisce le responsabilità, non sblocca davvero le decisioni e non tutela chi lavora correttamente. Serve solo a ridurre i controlli, abbassare la soglia di protezione dell’interesse pubblico e rendere più difficile sanzionare chi gestisce male i soldi dei cittadini».
Il dirigente dem riconosce che un’amministrazione più rapida ed efficiente è un’esigenza reale del Paese, ma avverte: «Senza legalità e senza controlli, la velocità si trasforma in arbitrio». Da qui l’accusa politica più netta: «Con questa riforma la destra colpisce un presidio fondamentale della democrazia e altera l’equilibrio tra i poteri dello Stato. È l’ennesimo strappo di una maggioranza che considera i contrappesi un intralcio e la trasparenza un fastidio».
Una presa di posizione che preannuncia uno scontro duro in Parlamento e rilancia il tema, sempre più centrale, del rapporto tra semplificazione amministrativa, responsabilità pubblica e tutela della legalità.
