3 Ottobre 2026, sabato
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Blue Origin porta oltre l’atmosfera la prima astronauta in sedia a rotelle

Michaela Benthaus, ingegnera aerospaziale dell’Esa, entra nella storia dell’esplorazione spaziale: paralizzata dal 2018, vola nella missione suborbitale NS-37 a bordo del New Shepard

Un passo avanti per lo spazio e per l’inclusione. Blue Origin, l’azienda aerospaziale fondata da Jeff Bezos, ha scritto una pagina inedita dell’esplorazione umana lanciando in orbita suborbitale la prima astronauta in sedia a rotelle. Protagonista dell’impresa è Michaela Benthaus, ingegnera aerospaziale dell’Agenzia spaziale europea (Esa), salita a bordo del razzo New Shepard nella missione NS-37, partita dal Texas con un equipaggio di sei persone.

Il volo, di tipo suborbitale, ha permesso ai passeggeri di sperimentare alcuni minuti di microgravità, superando la linea di Kármán e affacciandosi simbolicamente sul confine dello spazio. Ma il valore dell’evento va oltre il traguardo tecnico: segna un cambiamento culturale, dimostrando come l’accesso allo spazio possa essere ripensato anche in chiave di inclusività.

Benthaus convive con una paralisi dal 30 settembre 2018, quando un grave incidente durante una discesa in mountain bike ha cambiato radicalmente la sua vita. Un evento che non ha però interrotto il suo percorso scientifico. Laureata in meccatronica, con un master in ingegneria aerospaziale, è entrata all’Esa dove lavora su sofisticati esperimenti di radio-occultazione marziana, contribuendo allo studio dell’atmosfera del Pianeta Rosso.

Il lancio della NS-37 non rappresenta soltanto una “prima volta” dal forte impatto simbolico, ma rilancia il dibattito su come le missioni spaziali del futuro possano aprirsi a profili finora esclusi. In un settore tradizionalmente segnato da requisiti fisici rigidissimi, la missione di Michaela Benthaus dimostra che competenza, preparazione e visione possono superare barriere considerate insormontabili. E che lo spazio, sempre più, può diventare davvero di tutti.

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