4 Ottobre 2026, domenica
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Mosca lancia l’allarme: «La Nato si prepara allo scontro con la Russia entro il 2030»

Secondo il ministro della Difesa Andrei Belousov, esistono elementi concreti che indicherebbero una pianificazione militare dell’Alleanza Atlantica. Le accuse, rilanciate dall’agenzia Interfax, chiamano in causa dichiarazioni pubbliche dei vertici Nato.

La Russia alza il livello della retorica strategica e punta il dito contro la Nato. A farlo è il ministro della Difesa, Andrei Belousov, che accusa l’Alleanza Atlantica di prepararsi apertamente a un confronto militare con Mosca, con un orizzonte temporale già definito: il 2030.

Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa russa Interfax, Belousov ha sostenuto che esistono «prove» a sostegno di questa tesi, emerse dall’analisi di una serie di elementi e, soprattutto, dalle dichiarazioni pubbliche dei funzionari Nato. «La Nato si sta preparando a un confronto militare con la Russia. I piani dell’Alleanza prevedono il raggiungimento della prontezza per tali azioni entro il 2030», ha affermato il ministro intervenendo a una riunione del Consiglio del ministero della Difesa.

Nel suo intervento, Belousov ha sottolineato come queste intenzioni non sarebbero frutto di interpretazioni o indiscrezioni, ma di affermazioni «aperte e ripetute» da parte degli stessi rappresentanti dell’Alleanza. Un passaggio che, nella lettura di Mosca, confermerebbe l’esistenza di una strategia di lungo periodo orientata a un possibile scontro diretto.

Le dichiarazioni si inseriscono in un contesto di crescente tensione tra Russia e Occidente, segnato dal conflitto in Ucraina, dal rafforzamento della postura militare Nato sul fianco orientale e da un progressivo irrigidimento del confronto politico e diplomatico. Da parte russa, l’accusa di una Nato “in assetto di guerra” contribuisce a rafforzare la narrativa della minaccia esterna e a giustificare, sul piano interno e internazionale, le scelte di difesa e sicurezza del Cremlino.

Al momento, le affermazioni di Belousov restano una presa di posizione unilaterale di Mosca, ma aggiungono un nuovo tassello a un clima già fortemente polarizzato, in cui le parole pesano quasi quanto le mosse sul terreno.

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