9 Marzo 2026, lunedì
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Sanità, l’allarme di Cittadinanzattiva: “Per una Tac si può arrivare a un anno di attesa”

Liste d’attesa record, carenze strutturali e divari regionali: dai nuovi Rapporti emerge un Servizio sanitario sotto pressione

Il diritto alla salute continua a scontrarsi con ostacoli sempre più evidenti. A lanciare l’ennesimo segnale d’allarme è Cittadinanzattiva, che nei giorni scorsi ha presentato due Rapporti fotografando lo stato di salute del Servizio sanitario nazionale. Un quadro critico, segnato da liste d’attesa interminabili, carenza di personale e profonde disuguaglianze territoriali che rendono l’accesso alle cure una corsa a ostacoli per migliaia di cittadini.

L’analisi delle oltre 16mila segnalazioni raccolte nel corso del 2024 parla chiaro: quasi una su due (47,8%) riguarda le difficoltà di accesso alle prestazioni sanitarie. Il nodo principale resta quello delle liste d’attesa, con tempi che in molti casi appaiono incompatibili con i bisogni di salute. Per una Tac, si può arrivare fino a 360 giorni di attesa; per una colonscopia addirittura 720 giorni, mentre per le prime visite specialistiche i tempi possono superare i 500 giorni. Numeri che, nella pratica, rischiano di tradursi in diagnosi tardive e cure rinviate.

A rendere il quadro ancora più preoccupante è l’elaborazione di Cittadinanzattiva sui dati Agenas 2025, che mette in luce gravi criticità anche nelle prestazioni classificate come urgenti. Nella fascia di priorità più alta, quella che dovrebbe garantire l’erogazione entro 72 ore, la colonscopia supera i limiti previsti per un paziente su quattro, con attese che arrivano oltre i 105 giorni. Un paradosso che svuota di significato il concetto stesso di urgenza.

Secondo l’associazione, alla base di queste distorsioni ci sono problemi strutturali irrisolti: organici insufficienti, organizzazione inefficiente e un sistema sanitario che continua a viaggiare a velocità diverse da regione a regione. Il risultato è una sanità sempre meno equa, in cui l’effettività del diritto alla salute dipende troppo spesso dal luogo di residenza o dalla possibilità di rivolgersi al privato. Un campanello d’allarme che, ancora una volta, chiama in causa le responsabilità della politica e la necessità di interventi concreti e non più rinviabili.

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