La polizia australiana amplia il raggio delle indagini sull’attentato compiuto sulla spiaggia di Bondi Beach, a Sydney, concentrandosi ora su un viaggio nelle Filippine effettuato dai due responsabili circa un mese prima dei fatti. A riportare la notizia sono diversi media internazionali, che citano fonti investigative australiane e filippine.
Secondo quanto riferito dalle autorità di Manila, i due attentatori – padre e figlio, Said (o Sajid) e Naveed Akram – sono arrivati insieme nelle Filippine il 1° novembre 2025. Il padre avrebbe viaggiato con passaporto indiano, mentre il figlio con documento australiano. Al momento dell’ingresso nel Paese, entrambi avrebbero indicato come destinazione finale Davao, importante centro urbano situato nell’isola di Mindanao, nel sud dell’arcipelago.
La scelta di Davao non è passata inosservata agli investigatori. Mindanao è infatti da anni una delle aree più sensibili delle Filippine, teatro di un’insurrezione a bassa intensità e sede di diversi gruppi ribelli di matrice islamista. Un contesto che spiega l’attenzione degli inquirenti australiani, impegnati a ricostruire eventuali contatti, appoggi logistici o fasi di radicalizzazione maturate all’estero.
Nelle ultime ore, alcuni organi di stampa hanno spinto l’ipotesi ancora più avanti, parlando di un possibile “addestramento di tipo militare” ricevuto dai due durante la permanenza nelle Filippine. Tuttavia, su questo punto, le verifiche sono ancora in corso: come riferisce la BBC, l’esercito filippino non ha al momento confermato l’esistenza di riscontri concreti a sostegno di tale ricostruzione.
Gli investigatori australiani mantengono quindi un profilo prudente. Il viaggio è considerato un elemento chiave per comprendere la preparazione e le motivazioni dell’attentato, ma ogni conclusione viene subordinata all’analisi incrociata di dati di frontiera, testimonianze e informazioni di intelligence. Un tassello alla volta, nel tentativo di fare piena luce su una vicenda che continua ad avere ramificazioni internazionali.
