2 Ottobre 2026, venerdì
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Araghchi: “Le minacce di Israele sono guerra psicologica. L’Iran non cerca il conflitto, ma sa difendersi”

Teheran respinge le intimidazioni e rilancia sulla difesa: “Pronti a reagire, ma la nostra strada resta la diplomazia”

Le reiterate avvertenze di Israele su possibili nuovi attacchi contro l’Iran non sono altro che un’operazione di pressione psicologica, studiata per alimentare paura e incertezza all’interno della società iraniana. A sostenerlo è il ministro degli Esteri di Teheran, Abbas Araghchi, che in un’intervista ad Al Jazeera, rilanciata dall’agenzia Irna, ha inquadrato le mosse israeliane nel contesto più ampio del confronto seguito alla cosiddetta “guerra dei 12 giorni” combattuta a giugno.

Secondo Araghchi, le minacce verbali e la retorica bellicosa rientrano a pieno titolo nelle dinamiche del conflitto contemporaneo. “La guerra psicologica fa parte della vera guerra”, ha affermato, sottolineando come l’obiettivo di Israele sia quello di destabilizzare il fronte interno iraniano, sfruttando il timore di una possibile escalation militare.

Pur ridimensionando la portata intimidatoria di queste dichiarazioni, il capo della diplomazia iraniana ha tuttavia invitato a non sottovalutare il rischio di una ripresa delle ostilità. “Non possiamo ignorare la possibilità di nuovi attacchi contro l’Iran”, ha spiegato, ribadendo che il Paese è “assolutamente pronto a difendersi” qualora la situazione dovesse degenerare.

Nel quadro delineato da Araghchi, fermezza militare e apertura diplomatica non sono in contraddizione. L’Iran, ha precisato, “non cerca mai la guerra” e continua a considerare il dialogo e la diplomazia gli strumenti privilegiati per risolvere le controversie. Ma a questa disponibilità si accompagna la determinazione a proteggere la propria sovranità e la sicurezza nazionale, senza cedere a pressioni o intimidazioni.

Un messaggio che tiene insieme deterrenza e pragmatismo, e che fotografa l’equilibrio delicato su cui si muove oggi la politica estera iraniana, in un Medio Oriente attraversato da tensioni persistenti e da una competizione sempre più aspra sul piano militare, politico e psicologico.

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