Alla vigilia della mobilitazione generale indetta da Cgil e Uil contro la legge di bilancio, Maurizio Landini alza il tiro. Il segretario generale della Cgil parla con tono fermo, consapevole che la giornata che si prepara potrebbe segnare uno snodo nel confronto tra sindacati e governo. Il bersaglio è chiaro: una manovra ritenuta penalizzante per lavoratori, pensionati e fasce più fragili, e un clima politico che, secondo il sindacalista, mira a restringere i margini del dissenso.
Landini difende innanzitutto la scelta del giorno della protesta, un punto su cui l’esecutivo ha sollevato polemiche. Richiama la storia delle lotte sindacali e ricorda che lo sciopero del venerdì non è un’anomalia né una provocazione, ma una tradizione consolidata. Serve, spiega, a permettere la partecipazione più ampia possibile alle manifestazioni, molte delle quali si svolgono su scala regionale o nazionale. E aggiunge che la piazza non è mai un automatismo, ma il risultato di discussioni capillari nei luoghi di lavoro.
Il nodo principale, però, va oltre il calendario. Nelle parole del leader della Cgil emerge una preoccupazione più profonda: il tentativo, da parte del governo, di rimettere in discussione il diritto di sciopero. Una tesi pesante, che Landini argomenta sottolineando come interventi, dichiarazioni e atteggiamenti degli ultimi giorni vadano tutti nella direzione di una compressione delle libertà sindacali. Nessuna intenzione politica, rivendica, perché la mobilitazione ha radici sociali e non ideologiche. Il giudizio negativo sulla manovra resta il motore della protesta: una legge di bilancio definita senza mezzi termini ingiusta, che non risponde al disagio crescente né alle richieste avanzate da chi rappresenta il mondo del lavoro.
Nelle assemblee che il segretario ha attraversato nelle ultime settimane, dice, ha trovato un consenso insolitamente compatto. A spingere le persone verso la mobilitazione sarebbe una realtà quotidiana che peggiora: salari erosi, costo della vita in salita, servizi pubblici che faticano a reggere. Elementi che, secondo Landini, stanno riaccendendo una consapevolezza collettiva e trasformando lo sciopero in un momento di autodifesa sociale.
Da qui la convinzione che oggi le piazze saranno affollate. Non una scommessa, insiste, ma la lettura di una tensione che attraversa il Paese. In gioco, per il leader sindacale, non c’è solo il destino di una legge economica, ma l’equilibrio tra governo e corpi intermedi, tra diritti costituzionali e tentativi di limitarli. Una partita che, nelle sue parole, non si chiuderà con le ore di sciopero, ma che inizia proprio da qui, con la forza di una partecipazione che decide di farsi vedere e sentire.
