Gli Stati Uniti potrebbero introdurre una nuova e controversa misura di sicurezza per milioni di viaggiatori stranieri: la consegna agli organi federali della cronologia dei propri account social media degli ultimi cinque anni. A rivelarlo è il Washington Post, secondo cui l’amministrazione sta valutando di estendere l’obbligo ai visitatori che entrano nel Paese grazie al programma Esta, che consente soggiorni fino a novanta giorni senza necessità di visto per cittadini di decine di Paesi.
La proposta arriva in un momento particolarmente delicato per il Paese. Dal ritorno alla Casa Bianca, Donald Trump ha rilanciato con decisione la linea dura sull’immigrazione, una strategia che negli ultimi mesi ha già prodotto l’inasprimento dei controlli ai confini, il riallineamento delle politiche sui visti e un rafforzamento dei poteri delle agenzie federali incaricate della sicurezza. L’ulteriore estensione delle verifiche sui social rappresenterebbe un nuovo tassello di questa architettura restrittiva.
A rendere la questione ancora più rilevante è il calendario internazionale: nel 2026 gli Stati Uniti ospiteranno, insieme a Canada e Messico, i Mondiali di calcio. L’arrivo di centinaia di migliaia di turisti potrebbe coincidere con l’implementazione della misura, creando potenziali ritardi e complicazioni nei processi di ingresso.
Secondo quanto riportato dalla Bbc, la proposta è stata formalmente depositata dalla Customs and Border Protection e dal Department of Homeland Security, l’agenzia di riferimento. Il progetto ha assunto una forma concreta con la pubblicazione di un avviso sul Federal Register, la gazzetta ufficiale del governo federale che dà avvio alla fase di consultazione pubblica.
L’iniziativa non prevede l’accesso diretto dei funzionari ai contenuti privati degli utenti, ma obbligherebbe i viaggiatori a elencare gli account utilizzati negli ultimi cinque anni su piattaforme come Facebook, X, Instagram, TikTok e altri servizi analoghi. Le autorità ritengono che i profili social possano offrire indicazioni utili per valutare eventuali rischi di sicurezza.
L’obbligo, già sperimentato in forma limitata per determinate categorie di richiedenti visto negli anni scorsi, verrebbe così esteso a un numero molto più ampio di persone, coinvolgendo anche quei cittadini che fino a oggi hanno potuto accedere negli Stati Uniti con procedure snelle e tempi rapidi.
La cronologia richiesta agli ingressi: cosa comprenderebbe
La misura allo studio prevedrebbe che ogni viaggiatore fornisca:
- l’elenco completo degli account social utilizzati negli ultimi cinque anni, indipendentemente dal fatto che siano ancora attivi o meno;
- le piattaforme su cui tali account erano registrati;
- eventuali variazioni di nome utente registrate nel corso del periodo.
La richiesta non includerebbe password né autorizzazioni a visualizzare contenuti privati, ma consentirebbe alle autorità statunitensi di effettuare controlli incrociati tra profili pubblici, banche dati e liste di osservazione.
La proposta apre un dibattito che, ancora una volta, si muove lungo il confine sottile tra sicurezza nazionale e tutela della privacy. Da un lato, gli apparati federali sostengono che i social rappresentino uno specchio significativo delle attività e dei legami di un individuo; dall’altro, associazioni per i diritti civili denunciano il rischio di un monitoraggio pervasivo, potenzialmente discriminatorio e poco proporzionato.
Il confronto pubblico negli Stati Uniti è appena iniziato, ma la direzione intrapresa appare chiara: la frontiera digitale sarà sempre più centrale nel controllo dei movimenti internazionali. Per milioni di viaggiatori, il passaporto potrebbe non bastare più; sarà la propria storia online a diventare, almeno in parte, un nuovo documento di viaggio.
