Le tensioni tra Elon Musk e le istituzioni europee si accendono di nuovo, questa volta con toni che travalicano il perimetro del dibattito politico e scivolano nell’invettiva. Il fondatore di X ha definito l’Unione Europea “praticamente il quarto Reich”, reagendo a un contenuto pubblicato sulla piattaforma in cui la scritta appariva associata a una svastica sovrapposta alla bandiera dell’Ue. Un’affermazione destinata a generare nuove frizioni diplomatiche e a riportare in primo piano il rapporto sempre più conflittuale tra la società di Musk e le autorità comunitarie.

Lo scontro non si ferma alle parole. Quasi in parallelo, X ha deciso di chiudere un account pubblicitario collegato alla Commissione europea, aprendo un nuovo fronte di tensione con Bruxelles. L’annuncio arriva da Nikita Bier, responsabile di prodotto della piattaforma, che ha diffuso una nota in cui accusa l’esecutivo comunitario di aver sfruttato una vulnerabilità del sistema Ad Composer. Secondo Bier, la Commissione avrebbe effettuato l’accesso a un profilo inattivo per pubblicare un link presentato agli utenti come un video, aumentando così in maniera artificiale la visibilità del contenuto. Una condotta, sostiene il dirigente, in contrasto con le regole che X applica a tutti gli account. La chiusura, dunque, viene presentata come una misura necessaria per ripristinare parità di trattamento.
La decisione arriva a pochi giorni dalla maxi-multa da 120 milioni di euro imposta a X per presunte violazioni delle norme europee sulla trasparenza delle piattaforme digitali. Bruxelles contesta alla società un comportamento ritenuto non conforme agli obblighi di informazione e controllo previsti dalle regolazioni comunitarie, in particolare in materia di moderazione dei contenuti e verifica delle sponsorizzazioni. La sanzione, una delle più pesanti comminate negli ultimi mesi, ha irrigidito ulteriormente il rapporto tra l’azienda di Musk e le istituzioni europee, già teso per lunga parte dell’anno.
Dopo la chiusura dell’account, da Bruxelles arriva una replica misurata ma ferma. Un portavoce della Commissione sottolinea che l’istituzione utilizza sempre i social media in buona fede, avvalendosi esclusivamente degli strumenti messi a disposizione delle piattaforme, come il Post Composer di X. Lo stesso portavoce ricorda inoltre che dal 2023 la Commissione ha sospeso ogni forma di pubblicità o servizio a pagamento sul social, e che tale sospensione è ancora in vigore. Di conseguenza, l’ipotesi di un uso improprio degli strumenti di X viene respinta senza tentennamenti.
La polemica assume così un duplice volto: da un lato il linguaggio incendiario utilizzato da Musk, dall’altro lo scontro tecnico e regolatorio sulla gestione degli account istituzionali e sul rispetto delle regole comunitarie. Sullo sfondo si delinea una questione più ampia: la crescente distanza tra le autorità europee e una piattaforma che, da quando è passata nelle mani dell’imprenditore statunitense, ha iniziato a rivendicare un modello di governance radicalmente diverso, fondato su un’idea estesa di libertà di espressione e su un ridimensionamento dei controlli.
Il caso mette ancora una volta in evidenza la difficoltà di conciliare due visioni opposte del ruolo pubblico dei social: da un lato l’Europa, che spinge per un ecosistema regolato, trasparente e responsabile; dall’altro Musk, che interpreta X come un territorio aperto, dove ogni intervento normativo appare come un’ingerenza. Un confronto che, di episodio in episodio, assume sempre più i contorni di una disputa ideologica e che rischia di lasciare profonde tracce nei rapporti tra Bruxelles e una delle piattaforme più influenti del panorama digitale globale.
