La Lega torna a mettere mano al tema della cittadinanza e lo fa con un disegno di legge depositato alla Camera che punta a riscrivere in profondità il percorso per i giovani stranieri nati e cresciuti in Italia. Una proposta che, nelle intenzioni del partito, vuole rafforzare l’idea di “appartenenza consapevole” allo Stato italiano, ma che introduce anche nuove condizioni, controlli più stringenti e un ampliamento delle ipotesi in cui la cittadinanza può essere successivamente revocata.
Il cuore della riforma riguarda i ragazzi nati nel nostro Paese da genitori stranieri. Alla soglia dei 18 anni, oggi chiamati semplicemente a dichiarare la volontà di diventare italiani, verrebbe richiesto un passaggio ulteriore: il superamento di un esame di integrazione. Una prova che, secondo il testo, dovrebbe attestare un livello adeguato di conoscenza linguistica, culturale e civica, fotografando la reale integrazione del richiedente nel tessuto sociale italiano. La cittadinanza resterebbe preclusa a chi abbia riportato condanne o risulti coinvolto in procedimenti penali per delitti non colposi.
Parallelamente, il disegno di legge rivede anche i requisiti di permanenza regolare sul territorio nazionale. Il periodo minimo di residenza necessario per avviare la procedura viene esteso, inserendo un requisito temporale più lungo rispetto all’attuale disciplina: un irrigidimento che, nelle intenzioni dei proponenti, mira a circoscrivere l’accesso alla cittadinanza a chi dimostri un radicamento stabile e prolungato.
La parte più incisiva della proposta riguarda però la revoca della cittadinanza. Oltre ai casi già previsti dalla normativa vigente, vengono introdotte nuove cause di decadenza legate a comportamenti ritenuti incompatibili con i valori costituzionali e con il pieno rispetto dei diritti fondamentali. La cittadinanza potrebbe essere revocata in presenza di una condanna definitiva superiore a cinque anni o di pene oltre i tre anni per reati particolarmente gravi: dalla violenza di genere allo stupro, dai maltrattamenti in famiglia allo stalking, fino alla diffusione non consensuale di immagini intime.
Il testo dedica un capitolo specifico anche ai cosiddetti reati “culturalmente motivati”, fenomeni che il legislatore intende contrastare con fermezza. Tra questi rientrano la costrizione o induzione al matrimonio, le pratiche di mutilazione dei genitali femminili e la tratta di esseri umani, considerati segnali evidenti di un mancato rispetto dei principi di libertà personale e di pari dignità.
L’iniziativa della Lega apre così un dibattito destinato a polarizzare il confronto politico. Da un lato, la richiesta di garantire che la cittadinanza sia il risultato di un percorso consapevole e coerente con i valori della Repubblica; dall’altro, il timore che l’inasprimento dei criteri finisca per complicare ulteriormente la vita di giovani che, pur nati in Italia, rischiano di sentirsi meno riconosciuti come parte integrante della comunità nazionale. Un confronto che promette di accendere le prossime settimane parlamentari.
