6 Ottobre 2026, martedì
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Sandro Giacobbe, addio a una voce gentile della musica italiana

Il cantautore di Signora mia e Gli occhi di tua madre è morto a 75 anni nella sua casa del Levante ligure, dopo una lunga battaglia contro il tumore. Una carriera segnata da successi, sentimento e dedizione alla canzone d’autore.

Si è spento nella quiete della sua abitazione di Gogorno, nel Levante genovese, Sandro Giacobbe, uno dei cantautori che più hanno segnato la colonna sonora italiana tra gli anni Settanta e Ottanta. Aveva settantacinque anni e da oltre un decennio affrontava, con tenacia e ironia, una malattia che non era mai riuscita a spegnere il suo sorriso e la sua voglia di musica.

Giacobbe, artista di una dolcezza quasi disarmante, aveva costruito la sua carriera sulla capacità di raccontare le sfumature dell’amore, la fragilità degli affetti, il chiaroscuro delle emozioni quotidiane. Brani come Signora mia e Gli occhi di tua madre non furono soltanto successi di classifica: divennero inni sentimentali, pagine condivise da generazioni di ascoltatori, pezzi di vita che si intrecciavano con la loro. La sua voce, vellutata e limpida, aveva attraversato stagioni musicali diverse conservando intatta la propria cifra poetica.

Oltre al palco, Giacobbe aveva coltivato con passione l’esperienza nella Nazionale Cantanti, squadra di cui era stato anche allenatore, portando nel calcio benefico lo stesso spirito generoso che accompagnava le sue canzoni.

Dagli esordi al successo

Nato nel 1949, Giacobbe esplose nel panorama musicale nel 1974 con Signora mia, presentata al Festivalbar e scelta per la colonna sonora di Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto di Lina Wertmüller. Era il primo vero capitolo di un percorso che lo avrebbe portato, due anni più tardi, sul podio del Festival di Sanremo con Gli occhi di tua madre, un brano destinato a diventare uno dei simboli della sua produzione.

Tornò all’Ariston nel 1983 con Primavera, mentre l’anno successivo firmò un altro successo amatissimo, Portami a ballare. Il suo talento si estese anche al repertorio per l’infanzia: nel 1985 partecipò allo Zecchino d’Oro come autore de Il sole e il girasole, terza e ultima presenza alla storica manifestazione.

La sua relazione con Sanremo si rinnovò nel 1990 con Io vorrei. Negli anni successivi proseguì a pubblicare musica restando sempre fedele al proprio stile: nel 2015 arrivò Ali per volare, interpretata insieme alla compagna Marina Peroni; nel 2019 dedicò il singolo Solo un bacio ai figli delle vittime del crollo del ponte Morandi; nel 2020 collaborò con Don Backy nel brano Genova; nel 2023 chiuse idealmente il cerchio con Lettera al gigante, scritto dal figlio Andrea.

L’amore e la famiglia

La dimensione privata di Sandro Giacobbe era profondamente segnata dal legame con Marina Peroni, compagna di vita, di musica e infine moglie. Marina, più giovane di lui di ventisette anni, aveva iniziato come sua corista. Dal 2010 i due avevano trasformato un’affinità professionale in una storia affettiva fatta di complicità e cura quotidiana. Il matrimonio, celebrato nell’ottobre 2022, aveva suggellato un percorso condiviso che entrambi vivevano come un dono.

Giacobbe lascia anche due figli, Andrea e Alessandro, nati dal suo precedente matrimonio.

La lotta contro la malattia

Nel maggio scorso, ospite di Verissimo, il cantautore aveva parlato con franchezza della lunga lotta contro il tumore alla prostata che durava da dieci anni. Raccontò di interventi, cicli di radioterapia, momenti di speranza e ricadute improvvise. Negli ultimi tempi la malattia aveva colpito le ossa del bacino e del femore, costringendolo alla sedia a rotelle, che lui definiva con un sorriso la mia Ferrari, quasi a voler trasformare la sofferenza in un’ultima metafora leggera.

Con la morte di Sandro Giacobbe se ne va una voce che ha attraversato la storia musicale italiana con la grazia di chi non ha mai cercato clamore. Resta un repertorio che continua a parlare, a commuovere, a raccontare un’Italia romantica e sincera. Resta soprattutto l’immagine di un artista che ha saputo interpretare il sentimento senza retorica, consegnando alla memoria collettiva canzoni destinate a durare.

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