6 Ottobre 2026, martedì
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L’operazione L’angolo smantella sette piazze di spaccio a Catania

Oltre cento carabinieri in azione per eseguire misure cautelari nei confronti di trentacinque indagati. L’inchiesta ricostruisce un sistema di vendita di droga attivo giorno e notte nel quartiere San Giovanni Galermo, con il coinvolgimento di minori.

Un apparato investigativo complesso, mesi di osservazioni sul campo, pedinamenti, sequestri, arresti in flagranza. Ha preso forma così l’operazione L’angolo, coordinata dalle Procure competenti e portata a termine dai Carabinieri del Comando Provinciale di Catania, che all’alba hanno dato esecuzione a un’ordinanza di misura cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale etneo. Il provvedimento riguarda trentacinque persone, tutte indiziate – con la presunzione di innocenza garantita fino a eventuale sentenza definitiva – di aver preso parte a un’articolata attività di spaccio di marijuana, cocaina e crack nel quartiere San Giovanni Galermo.

Il dispositivo messo in campo è stato imponente. Oltre cento militari del Nucleo Investigativo, delle Compagnie territoriali del Comando Provinciale, dell’Aliquota di Pronto Intervento del Nucleo Radiomobile, del Nucleo Cinofili di Nicolosi, dello Squadrone Eliportato Cacciatori di Sicilia, del Dodicesimo Nucleo Elicotteri e della Compagnia di Augusta hanno presidiato le aree sensibili e dato esecuzione alle misure.

Il giudice ha disposto quindici custodie cautelari in carcere, quattordici arresti domiciliari e quattro obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria. Gli indagati, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, avrebbero operato su sette piazze di spaccio concentrate nell’area di via Capo Passero, un quadrante ormai noto alle forze dell’ordine per l’intenso traffico illecito. Proprio da quel crocevia di attività criminali nasce il nome dell’operazione: L’angolo.

Un elemento particolarmente grave emerso nel corso dell’inchiesta è il presunto impiego di minori nelle attività di vendita, un aspetto che ha portato all’apertura di un fascicolo parallelo da parte della Procura per i Minorenni, già sfociato a novembre nell’esecuzione di quattro misure cautelari.

Le misure cautelari in carcere

Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catania ha disposto la custodia cautelare in carcere per:

Alessandro Arena, nato a Catania l’11 ottobre 1989
Rosario Arena, nato a Catania il 7 settembre 1974
Francesco Bagli, nato a Novara il 20 luglio 1989
Samuel D’Amico, nato a Catania il 4 settembre 2003
Simone Di Mauro, nato a Catania il 10 marzo 1998
Francesco Pio Giuseppe Di Stefano, nato a Catania il 25 febbraio 2000
Vincenzo Didiana, nato a Catania il 9 novembre 1961
Antonino Pillerà, nato a Catania il 23 giugno 1996
Pietro Cristian Rungo, nato a Catania il 19 settembre 2000
Alessandro Russo, nato a Catania il 3 dicembre 1992
Gianluca Sapuppo, nato a Catania il 13 ottobre 1999
Antonino Orazio Saraniti, nato a Catania il 19 novembre 2003
Aila Schabani, nato in Israele il 24 marzo 1973
Santo Tempera, nato a Catania il 29 ottobre 2001
Vito Vitale, nato a Catania il 5 maggio 2001

Gli arresti domiciliari

La misura degli arresti domiciliari riguarda:

Jonathan Giuseppe Bertolo, nato a Catania il 14 agosto 2004
Angelo Cutugno, nato a Catania il 6 novembre 1993
Gabriele De Faÿio, nato a Catania il 13 gennaio 2002
Francesco Di Pasquale, nato a Catania il 27 ottobre 1995
Marco Gardali, nato a Catania il 6 giugno 1996
Giuseppe Antonio Lo Faro, nato a Catania il 13 giugno 2001
Ignazio Mannìva, nato a Catania il 2 ottobre 1983
Dany Giosuè Musumeci, nato a Catania il 7 marzo 2005
Vincenzo Dario Oratore, nato a Catania il 10 settembre 1988
Giuseppe Privitera, nato a Catania il 1 ottobre 1997
Antonino Francesco, detto Nino, nato a Catania il 2 novembre 1991
Vincenzo Vitaglione, nato a Castellammare di Stabia il 16 dicembre 2000

Gli obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria

Obbligo di presentazione per:

Simone Barbagallo, nato a Catania il 16 giugno 2003
Giosuè Cante, nato a Taormina il 17 maggio 2000
Abdelmalik Khalkhal, nato in Marocco il 5 maggio 2004
Riccardo Rossello, nato a Catania il 3 febbraio 2004

Per altri cinque indagati le ricerche sono tuttora in corso.

L’indagine e il sistema di spaccio

Le investigazioni sono partite dalla Stazione dei Carabinieri di Sant’Agata Li Battiati, nell’ambito della Compagnia di Gravina di Catania. Gli inquirenti hanno ricostruito giorno dopo giorno la struttura delle piazze di spaccio attraverso osservazioni prolungate e monitoraggi costanti, supportati da elementi oggettivi quali sequestri di droga, denaro contante e materiale destinato al confezionamento delle dosi. Decisivi, in più occasioni, gli arresti in flagranza che hanno rafforzato il quadro indiziario.

Dalle verifiche è emerso un sistema organizzato con turni strutturati sulle ventiquattro ore, sette giorni su sette, indipendentemente dalle condizioni meteorologiche. Ogni piazza aveva un capo turno, indicato con il termine capomazza, responsabile della continuità delle operazioni e della presenza degli spacciatori. L’organizzazione si avvaleva inoltre di vedette dotate di ricetrasmittenti, incaricate di segnalare con rapidità l’eventuale arrivo delle forze dell’ordine.

Tre degli indagati avrebbero continuato l’attività di spaccio nonostante fossero già agli arresti domiciliari per reati analoghi, un dettaglio che secondo gli investigatori conferma la continuità e la rigidità della struttura criminale.

Nel corso dell’indagine sono stati effettuati due arresti in flagranza per detenzione ai fini di spaccio e sono state elevate trentotto segnalazioni amministrative nei confronti di acquirenti.

Il capitolo dei minori

Parallelamente all’inchiesta principale, la Procura per i Minorenni ha agito su un fronte specifico: il presunto impiego di giovanissimi nelle attività di spaccio. Il 17 novembre scorso erano già state eseguite quattro misure cautelari, tre custodie in Istituto Penale Minorile e un collocamento in comunità, nei confronti di ragazzi che all’epoca dei fatti erano minorenni.

L’operazione L’angolo restituisce così la fotografia di un sistema radicato nel territorio, capace di occupare stabilmente un’intera area urbana e di coinvolgere adulti e minori in una rete di traffici continua e strutturata. Le indagini proseguono per individuare gli ultimi destinatari delle misure e definire compiutamente le responsabilità di ciascun indagato.

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