10 Dicembre 2025, mercoledì
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Il gesto di Blengino e la miccia della disobbedienza civile

Il segretario dei Radicali Italiani fermato a Torino durante un’azione dimostrativa sulla cannabis: un tavolo in piazza, mezzo chilo di Cbd e la volontà dichiarata di provocare un processo per portare il Decreto Sicurezza davanti alla Consulta.

Filippo Blengino, segretario dei Radicali Italiani, è stato fermato e denunciato oggi a Torino dai carabinieri durante un’azione di disobbedienza civile pensata per riaccendere il dibattito sulla legalizzazione della cannabis e contestare il Decreto Sicurezza. La notizia, inizialmente diffusa dal partito come un arresto, ha rapidamente attraversato il dibattito politico piemontese, sollevando reazioni e solidarietà trasversali.

La scena si è svolta in piazza Foroni, nel cuore del quartiere Barriera di Milano. Blengino aveva allestito un banchetto che i Radicali hanno volutamente definito tavolo di spaccio. Sul tavolo, circa mezzo chilo di cannabis Cbd, una varietà priva di Thc e dunque senza effetti psicotropi, esposta e ceduta in piccole quantità ai passanti. Un atto dichiaratamente provocatorio, costruito per mettere in discussione una normativa ritenuta dal partito irrazionale, punitiva e in contrasto con i principi costituzionali.

La ricostruzione dell’iniziativa arriva direttamente dalla nota diffusa dai Radicali Italiani. L’obiettivo dichiarato è ottenere un processo per costringere i giudici a sollevare la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 18 del Decreto Sicurezza, norma che ha equiparato sotto il profilo sanzionatorio la cannabis Cbd a sostanze stupefacenti, provocando la chiusura di decine di attività del settore. La scelta di distribuire in piazza un prodotto legale, ma trattato dall’attuale quadro normativo alla stregua di uno stupefacente, viene presentata come un passaggio necessario per spostare il confronto dal terreno politico a quello giudiziario. Nella stessa nota si evidenzia come il segretario rischi l’accusa di spaccio e, con essa, una pena potenziale che può arrivare fino a vent’anni.

La reazione del mondo politico piemontese è stata immediata, soprattutto dalle forze di opposizione. Le consigliere regionali di Alleanza Verdi Sinistra, Giulia Marro, Alice Ravinale e Valentina Cera, hanno espresso solidarietà a Blengino, definendo la sua iniziativa un atto di coraggio civile in un contesto normativo ritenuto soffocante.

Anche il Movimento 5 Stelle del Piemonte ha diffuso una dichiarazione congiunta dei consiglieri Sarah Disabato, Alberto Unia e Pasquale Coluccio. Nel loro intervento, rivendicano la necessità di tutelare un comparto economico che negli ultimi anni ha attirato investimenti e professionalità, ma che oggi si trova a convivere con sequestri, procedimenti giudiziari e chiusure determinate da una norma considerata punitiva e poco razionale. I tre consiglieri sottolineano come la cannabis Cbd, priva di effetti droganti, generi procedimenti che nella quasi totalità dei casi si concludono senza conseguenze penali, nonostante impieghino risorse delle forze dell’ordine e dei tribunali. Una sproporzione che, affermano, evidenzia le priorità distorte di chi governa la sicurezza cittadina, incapace di affrontare le reali emergenze urbane mentre si concentra su questioni ritenute più ideologiche che di ordine pubblico.

Il Movimento ricorda inoltre di aver portato più volte il tema in Consiglio regionale, chiedendo alla maggioranza di sostenere le imprese della filiera della canapa, spesso colpite da chiusure e sequestri pur operando in un settore regolato e legale. Le richieste, denunciano, non hanno però ricevuto alcuna risposta politica.

La vicenda di piazza Foroni si colloca così al crocevia tra protesta civile, battaglia legislativa e scontro ideologico. I Radicali rivendicano la scelta di trasformare un gesto provocatorio in un caso giudiziario emblematico, con l’obiettivo di aprire un varco nella normativa vigente. Le opposizioni regionali colgono l’occasione per denunciare una gestione della sicurezza considerata inefficace e una politica legislativa che, secondo loro, continua a colpire un intero comparto economico senza produrre effetti concreti sulla criminalità.

Ora la parola passa alla magistratura. Sarà l’esito dell’indagine, e l’eventuale apertura del processo auspicato dai Radicali, a segnare il prossimo capitolo di una battaglia che intreccia libertà civili, economia legale della canapa e interpretazione delle norme sulla sicurezza. In attesa di sviluppi, il gesto di Blengino atterra con forza nel dibattito nazionale, riportando al centro una questione che da anni si muove nel labirinto della politica italiana senza trovare una definizione condivisa.

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