6 Ottobre 2026, martedì
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Nato, tensione alle stelle: l’ombra degli attacchi preventivi su Mosca mentre Macron chiude la porta a segnali di pace

L’Alleanza Atlantica valuta nuove opzioni di deterrenza dopo cyberattacchi e sconfinamenti russi. A Parigi il presidente francese, accanto a Zelensky, denuncia: “Il Cremlino non vuole fermarsi”.

La temperatura dello scontro tra Mosca e il fronte occidentale sale ancora, questa volta lungo il crinale più delicato: quello delle possibili risposte militari preventive. A evocarle è l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, a capo del Comitato militare della Nato, che mette in fila gli episodi degli ultimi mesi – attacchi informatici, sabotaggi, violazioni dello spazio aereo – e delinea un quadro in cui l’Alleanza non può più limitarsi, dice, “alla mera reazione”.

Secondo l’ammiraglio, la Nato starebbe quindi valutando l’ipotesi di colpire per prima, qualora si delineasse la prova chiara di un’azione ostile imminente da parte della Russia. È un’affermazione che pesa, soprattutto perché arriva in un momento di fragilità strategica e di tensione diplomatica diffusa, rilanciando il tema della deterrenza e della soglia — sempre più labile — tra prevenzione ed escalation.

La risposta di Mosca non tarda. Il ministero degli Esteri russo liquida le parole di Cavo Dragone come “un passo estremamente irresponsabile”, interpretandole come la conferma, a loro dire, della volontà dell’Alleanza Atlantica di “continuare a muoversi verso un’escalation”. Un’accusa che rientra nella retorica con cui il Cremlino denuncia da mesi la presunta aggressività occidentale, ma che rende evidente quanto la distanza diplomatica continui ad ampliarsi.

Mentre sul fronte militare i toni si fanno più duri, a Parigi è la politica a mettere un’altra pietra sulla possibilità di un dialogo nel breve periodo. Nell’incontro all’Eliseo con Volodymyr Zelensky, Emmanuel Macron si presenta con parole dalla nettezza inusuale: “Mentre parliamo di pace, la Russia continua a uccidere e distruggere”, afferma il presidente francese in conferenza stampa, sottolineando che “questo è un insulto al diritto e un ostacolo alla pace”.

Poi la frase che sintetizza lo stato dei rapporti: “La Russia non ha dato alcun segnale di volere la pace.” Un giudizio che pesa sia sulla ricerca di una soluzione negoziata sia sulla percezione del Cremlino come interlocutore ormai impermeabile a qualsiasi pressione diplomatica.

L’immagine complessiva è quella di un conflitto che, pur combattuto sul suolo ucraino, continua a spingere l’Europa e la Nato verso decisioni strategiche sempre più drastiche. Tra le parole degli ammiragli e quelle dei presidenti, si delinea un equilibrio che sembra ogni giorno più precario, sospeso tra la necessità di contenere Mosca e il rischio, più che mai concreto, che il confronto travalichi nuove linee rosse.

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