La vicenda che ha scosso Voghera nell’estate del 2021 torna al centro dell’aula di giustizia. Il procuratore di Pavia, Fabio Napoleone, ha richiesto una condanna a undici anni e quattro mesi per Massimo Adriatici, allora assessore alla Sicurezza del Comune ed esponente della Lega. L’ex amministratore è imputato con l’accusa di omicidio volontario per la morte di Younes El Boussettaoui, cittadino marocchino di 39 anni, deceduto in piazza Meardi la sera del 20 luglio di tre anni fa dopo essere stato colpito da un proiettile partito dalla pistola di Adriatici.
Il procedimento, celebrato con rito abbreviato, ripercorre minuto per minuto quella serata. Secondo la ricostruzione accusatoria, Adriatici stava intervenendo in merito a un alterco in corso quando, nel tentativo di gestire la situazione, la sua arma fece fuoco. Un singolo colpo raggiunse El Boussettaoui, risultando fatale. La dinamica, oggetto di testimonianze e perizie tecniche, è stata al centro di un confronto serrato tra accusa e difesa, impegnate a delineare contesto, movimenti e intenzioni.
Per la Procura si tratta di un quadro chiaro: il gesto di Adriatici, pur inserito in una situazione concitata, integrerebbe gli estremi dell’omicidio volontario. La richiesta di condanna formulata dal procuratore Napoleone arriva al termine di un percorso istruttorio complesso, durante il quale sono stati vagliati video, testimonianze e consulenze balistiche. L’obiettivo, ha sottolineato l’accusa, era ricostruire con precisione non solo la cronologia dei fatti, ma anche la consapevolezza e l’autocontrollo dell’imputato in quei secondi decisivi.
La difesa dell’ex assessore ha sostenuto fin dall’inizio che il colpo sarebbe partito accidentalmente mentre Adriatici si trovava a terra dopo essere stato spinto o colpito da El Boussettaoui. Una tesi che punta a ridimensionare la responsabilità dell’imputato, descrivendo l’evento come frutto di una perdita di equilibrio e non di una volontà omicida. La scelta del rito abbreviato, che prevede uno sconto di pena in caso di condanna, indica tuttavia la volontà di affrontare il processo sulla base degli atti, senza dibattimento.
L’udienza odierna rappresenta un passaggio cruciale di un caso che, sin dall’inizio, ha diviso l’opinione pubblica e acceso il dibattito politico. La figura di Adriatici, avvocato ed ex assessore alla Sicurezza, aveva reso la vicenda ancora più delicata, spingendo interlocutori locali e nazionali a confrontarsi sul tema dell’uso delle armi, del ruolo degli amministratori e della gestione dell’ordine pubblico.
Ora la parola passa al giudice dell’udienza preliminare, cui spetterà valutare la richiesta della Procura e le argomentazioni della difesa per arrivare a una sentenza che dovrà fare chiarezza su una delle pagine più controverse della recente cronaca lombarda.
