La Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne rappresenta ogni anno un momento di verità per l’Italia. Un termometro sociale e culturale che misura quanto la democrazia sia capace di proteggere la libertà femminile, e quanto, ancora, fatichi a tradurre in realtà princìpi che dovrebbero essere ormai irrinunciabili. Le parole delle istituzioni, oggi, compongono un mosaico che mette in luce tanto la gravità del fenomeno quanto la necessità di una mobilitazione stabile e trasversale.
Il monito più forte arriva dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che richiama una verità semplice e al tempo stesso disarmante: la parità, nel quotidiano, è ancora lontana. Nelle case, nei luoghi di lavoro, negli spazi pubblici, nelle relazioni affettive, le donne sperimentano limiti, rischi e fragilità che non dovrebbero più appartenere al nostro tempo. Mattarella ricorda che la violenza nei conflitti armati, usata come mezzo di intimidazione e dominio, mostra in modo estremo ciò che viene replicato, in forme diverse, nelle società civili. E sottolinea come oggi alle minacce tradizionali si sommino quelle che germogliano nello spazio digitale: umiliazioni, ricatti, coercizioni, esposizioni forzate, talvolta preludio di aggressioni fisiche e femminicidi. Sono abusi, avverte il Capo dello Stato, che incidono nel corpo e nella mente, lasciando cicatrici profonde.
Il Presidente richiama anche la responsabilità del linguaggio, quando alimenta stereotipi e giustificazioni del dominio. Parità significa educazione al rispetto già nelle parole, terreno fertile per ogni altra forma di uguaglianza. Nell’anniversario dell’assassinio delle sorelle Mirabal, simbolo globale della resistenza alla dittatura, Mattarella ribadisce la natura collettiva della libertà femminile: una conquista che, per non regredire, va difesa ogni giorno.
Anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni dedica la giornata a un richiamo netto: la violenza contro le donne è un attacco alla libertà di tutti. Rivendica gli interventi legislativi adottati negli ultimi anni, dal rafforzamento del Codice rosso all’aumento dei fondi per i centri antiviolenza, dall’estensione del reddito di libertà alle campagne educative. Sono passi avanti, afferma Meloni, ma insufficienti se non inseriti in un impegno quotidiano e condiviso. Il traguardo è un’Italia in cui nessuna donna debba sentirsi minacciata o non creduta.
Dalla Camera dei deputati arriva la voce del suo Presidente Lorenzo Fontana, che estende l’analisi anche alle nuove frontiere della violenza digitale, compresi i deepfake, strumenti che possono trasformarsi in armi psicologiche e sociali potentissime. L’impegno, dice Fontana, deve essere assoluto, senza sfumature né tolleranze.
Il tema della vulnerabilità specifica delle donne con disabilità è posto al centro dal ministro Alessandra Locatelli, che denuncia il rischio maggiore cui sono esposte: abusi fisici, verbali, psicologici, economici, spesso perpetrati da persone che avrebbero il dovere di proteggerle. La dipendenza assistenziale, ricorda, può trasformarsi in una trappola che rende difficile chiedere aiuto. Ed è per questo che il nuovo Piano di Azione Nazionale sulla disabilità prevede una strategia dedicata alla formazione delle reti antiviolenza, per renderle realmente accessibili a tutte.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani sceglie un gesto simbolico: tingere di arancione la facciata della Farnesina, insieme all’intera rete diplomatica. Un segno di adesione alla campagna delle Nazioni Unite e l’occasione per ribadire l’obiettivo più ambizioso: un futuro in cui nessuna donna debba temere per la propria vita o la propria dignità.
Giuseppe Valditara, ministro dell’Istruzione e del Merito, sposta l’accento sulla portata politica, nel senso più alto e civile del termine, di questa giornata. L’eliminazione della violenza non è un auspicio, ma un obiettivo che interpella chiunque abbia a cuore la convivenza democratica. Senza sicurezza, senza uguali opportunità professionali e culturali, senza una reale dignità riconosciuta, la società tradisce i suoi fondamenti.
Anche il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte richiama l’attenzione su ciò che la cronaca, con cadenza quasi quotidiana, racconta come inevitabile ma che inevitabile non è: i femminicidi sono solo l’emersione estrema di una catena di ingiustizie e mancanze che si può e si deve spezzare.
Lo sguardo oltre i confini nazionali arriva dalla Banca centrale europea, che con le sue bandiere arancioni ricorda come più di una donna su dieci in Europa subisca violenza economica. Un dato spesso ignorato, ma capace di condizionare profondamente libertà, autonomia e possibilità di scelta.
Accanto alle dichiarazioni istituzionali, la giornata è segnata anche da iniziative civiche che puntano su consapevolezza e sensibilizzazione. A Milano, nel quartiere di CityLife, l’installazione della Cabina Rosa invita a riconoscere i segnali sottili della violenza: una cornetta rossa e brevi dialoghi portano il pubblico ad ascoltare ciò che spesso si nasconde dietro frasi comuni, lasciando emergere la violenza che non urla ma incide. Un progetto che ricorda quanto sia fondamentale imparare a riconoscere i primi indizi, quelli che spesso passano inosservati fino a quando non è troppo tardi.
A Roma, la facciata di Villa Lubin, sede del Cnel, si illumina di rosso: un richiamo alla necessità di un impegno corale tra parti sociali, istituzioni e cittadini, per promuovere una cultura del rispetto che possa diventare strutturale.
Infine, una voce importante arriva dall’Associazione Italiana Persone Down, che diffonde dati allarmanti: le donne con disabilità hanno una probabilità di subire violenza fino a quattro volte superiore rispetto alle altre, e per le donne con sindrome di Down il rischio può essere fino a dieci volte maggiore. Nel 2024, quattordici vittime di femminicidio rientravano in questa categoria. Numeri che confermano la necessità di una formazione mirata sull’affettività e sulla sessualità, capace di proteggere le persone più vulnerabili.
Questa giornata, dunque, non si esaurisce in una ricorrenza. È un invito a spostare lo sguardo: dal simbolo alla vita quotidiana, dalle parole ai comportamenti, dalla denuncia alla costruzione di una rete sociale e istituzionale che sostenga concretamente la libertà delle donne. Una libertà che, come ricorda Mattarella, non appartiene a una sola parte della società, ma definisce la qualità della democrazia per tutti.
