2 Ottobre 2026, venerdì
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La Corte Ue impone il riconoscimento dei matrimoni tra persone dello stesso sesso: Zan attacca i governi che negano i diritti

Il parlamentare europeo del Partito Democratico vede nella decisione dei giudici di Lussemburgo un passaggio decisivo per la tutela delle famiglie omogenitoriali e chiede all’Italia di introdurre finalmente il matrimonio egualitario.

La decisione arrivata da Lussemburgo segna un nuovo punto fermo nel dibattito sui diritti delle coppie omosessuali in Europa. La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha stabilito che un matrimonio tra persone dello stesso sesso celebrato in un Paese membro deve essere riconosciuto anche nello Stato d’origine dei coniugi, indipendentemente dalle norme nazionali che limitano o non contemplano questo istituto.

Una pronuncia che, nelle parole di Alessandro Zan, responsabile Diritti nella segreteria del Partito Democratico ed europarlamentare, rappresenta «l’abbattimento di un altro paletto» e, al tempo stesso, «uno schiaffo ai governi che vogliono negare i diritti». Il principio affermato dai giudici europei è netto: non possono esistere confini che cancellano l’esistenza di una famiglia, né scorciatoie giuridiche che consentano a uno Stato membro di sottrarsi al riconoscimento di un vincolo matrimoniale validamente contratto in un altro Paese dell’Unione.

Zan ricorda che la Corte Ue ripete da anni la necessità di garantire continuità e tutela ai nuclei familiari, senza creare disparità di trattamento tra cittadini europei a seconda della loro identità di genere o dell’orientamento sessuale. La sentenza, osserva, si inserisce in un filone giurisprudenziale che mira a rafforzare la libertà di circolazione e la piena cittadinanza europea, imponendo agli Stati di non discriminare famiglie formate da coppie dello stesso sesso.

Per il parlamentare democratico, l’Italia non può più rinviare una riforma attesa da anni. La strada indicata è una sola: introdurre il matrimonio egualitario, considerato l’unico strumento in grado di assicurare una parità effettiva tra le coppie eterosessuali e quelle omosessuali. Una richiesta che si inserisce in un contesto politico nazionale ancora segnato da ritardi, resistenze e sentenze dei tribunali chiamati a colmare un vuoto normativo che si ripercuote sulla vita quotidiana di molte famiglie.

La pronuncia della Corte Ue, conclude Zan, riafferma un principio fondamentale su cui l’Unione sta costruendo la propria identità giuridica e civile: i diritti non devono fermarsi ai confini. E ogni Stato chiamato in causa, Italia compresa, è ora obbligato a fare i conti con questo nuovo scenario.

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