6 Ottobre 2026, martedì
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Tari 2025, la mappa degli aumenti

La spesa media sale a 340 euro a famiglia. Crescono le tariffe in quasi tutte le Regioni, con il divario Nord-Sud che si allarga e i picchi più alti in Puglia, Campania e Sicilia

La gestione dei rifiuti torna al centro del dibattito pubblico con l’uscita dell’ultimo rapporto dell’Osservatorio prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva, che fotografa un 2025 segnato da rincari diffusi nella Tari. La tassa sui rifiuti cresce mediamente del 3,3 per cento rispetto all’anno precedente, arrivando a 340 euro annui per una famiglia tipo composta da tre persone e residente in un’abitazione di cento metri quadrati. Un incremento che riguarda quasi tutte le Regioni italiane e ben 95 dei 110 capoluoghi di provincia monitorati.

Il dato nazionale nasconde però differenze profonde. Le tariffe rispecchiano non solo i costi di gestione e trattamento dei rifiuti, ma anche la capacità dei territori di organizzare servizi efficienti, investire in impianti adeguati e sostenere politiche di raccolta differenziata efficaci. Mentre alcune realtà riescono a contenere la spesa grazie a modelli più avanzati, altre pagano il ritardo accumulato negli anni.

Il rapporto conferma una frattura ormai strutturale tra Nord, Centro e Sud. Nel Nord Italia la spesa media si ferma a 290 euro l’anno e la raccolta differenziata raggiunge il 73 per cento, un livello che contribuisce a mantenere più bassi i costi del servizio. Al Centro, dove la differenziata scende al 62 per cento, la Tari sale in media a 364 euro. Al Sud, l’area più fragile del Paese dal punto di vista della gestione del ciclo dei rifiuti, la media arriva a 385 euro, mentre la differenziata non supera il 59 per cento.

Le Regioni più virtuose sul piano tariffario risultano Trentino-Alto Adige, con una media di 224 euro, la Lombardia con 262 e il Veneto con 290. All’estremità opposta della classifica compaiono la Puglia, che con 445 euro tocca il livello più alto, seguita dalla Campania con 418 e dalla Sicilia con 402. È qui che si concentra l’area con i maggiori ritardi infrastrutturali e le maggiori criticità nella gestione, fattori che inevitabilmente si riflettono sui costi applicati alle famiglie.

Il quadro diventa ancora più evidente nel confronto tra città. Catania guida la classifica dei capoluoghi più costosi, con una Tari che raggiunge i 602 euro l’anno per una famiglia tipo. Subito dietro compaiono Pisa con 557 euro e Genova con 509, mentre Napoli si attesta a 496. All’estremo opposto, Cremona risulta il capoluogo più economico con 196 euro, seguita da Udine e Trento, entrambe ferme a 199 euro. Differenze che derivano da scelte amministrative differenti, da livelli di efficienza molto variabili nella gestione del servizio e dalla disponibilità o meno di impianti in grado di ridurre i costi di smaltimento.

Nel frattempo, sul fronte ambientale, emergono segnali incoraggianti. La raccolta differenziata ha raggiunto nel 2023 il 66,6 per cento del totale dei rifiuti prodotti, in crescita rispetto al 65,2 per cento del 2022. Un miglioramento che coinvolge l’intero Paese, pur restando disomogeneo: il Nord continua a guidare la classifica, mentre il Centro e soprattutto il Sud procedono a ritmi più lenti. Per Cittadinanzattiva il progresso è positivo, ma insufficiente a colmare gli squilibri territoriali che condizionano i costi della Tari.

Di fronte a un divario così ampio, l’associazione individua alcune priorità. La prima è ridurre le disuguaglianze territoriali, garantendo un servizio efficiente e accessibile in ogni area del Paese, con una particolare attenzione al Mezzogiorno. La seconda è favorire la partecipazione civica, coinvolgendo maggiormente cittadini e realtà locali nelle scelte che riguardano la gestione del ciclo dei rifiuti. Tra le proposte figura anche l’estensione della tariffazione puntuale, un sistema che premia i Comuni e le famiglie più virtuosi, e la diffusione di una rendicontazione trasparente dei costi e dei risultati ottenuti.

L’obiettivo è costruire un modello nazionale più equilibrato, che limiti gli squilibri economici tra territori e incoraggi comportamenti responsabili. Una sfida che richiede investimenti, programmazione e una governance capace di superare frammentazioni storiche, ma anche l’impegno dei cittadini. Perché il costo finale della Tari, come dimostra il rapporto, è lo specchio di un sistema che funziona solo se tutti gli attori fanno la loro parte.

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