Il Dipartimento di Stato americano respinge con fermezza l’idea che il piano in 28 punti per la fine della guerra in Ucraina sia una concessione alle richieste del Cremlino. La precisazione giunge in risposta a un gruppo di senatori statunitensi secondo i quali Marco Rubio, Segretario di Stato ad interim nella transizione trumpiana, li avrebbe avvertiti che Donald Trump stava sostenendo una lista di desideri russa mascherata da proposta diplomatica.
A dissipare ogni ambiguità interviene Tommy Pigott, portavoce del Dipartimento di Stato, che su X liquida l’accusa come una falsità palese. Pigott sottolinea come l’amministrazione abbia sempre spiegato che il documento è frutto di un’elaborazione statunitense, perfezionata attraverso contributi sia russi sia ucraini, una sorta di architettura negoziale costruita però sotto guida e responsabilità di Washington. Un chiarimento che mira a spegnere sul nascere qualsiasi interpretazione di cedimento politico verso Mosca, soprattutto in un momento in cui la discussione interna americana sulla politica estera è particolarmente infiammata.
Sul versante diplomatico si muove anche la presidenza ucraina. Volodymyr Zelensky potrebbe recarsi negli Stati Uniti per discutere direttamente del piano, come anticipato da Keith Kellogg, inviato speciale del presidente americano per l’Ucraina, in un’intervista a Fox News ripresa dall’agenzia russa Tass. Kellogg definisce la proposta un buon piano, pur riconoscendo che alcuni passaggi necessitano di essere chiariti e codificati meglio. La possibile visita di Zelensky, che rimane probabile ma non certa, sarebbe l’occasione per consolidare il sostegno politico e tecnico al percorso individuato da Washington.
Mentre i canali diplomatici cercano di riaprirsi, il fronte militare continua a essere teatro di una violenza incessante. Nella notte tra il 22 e il 23 novembre, la Russia ha lanciato una nuova ondata di attacchi con 98 droni diretti contro diverse regioni ucraine. Secondo l’aeronautica di Kiev, che riferisce l’operazione su Telegram, circa 60 di questi erano modelli Shahed di fabbricazione iraniana. Le difese ucraine sono riuscite ad abbatterne o neutralizzarne 69, ma 27 droni hanno raggiunto dodici località.
Uno degli attacchi più gravi ha colpito l’area di Dnipro, dove l’impatto dei droni ha provocato incendi in un condominio residenziale. Il bilancio, riportato da Ukrainska Pravda, parla di quattordici feriti, tra cui un bambino di undici anni. È l’ennesimo episodio che conferma la strategia russa di pressione sistematica sui centri abitati, un metodo che continua a infliggere danni umani e psicologici a una popolazione ormai allo stremo.
Tra smentite americane, timidi spiragli diplomatici e la brutalità di un conflitto che non si attenua, la guerra in Ucraina si conferma un dossier in cui la dimensione politica e quella militare avanzano intrecciate, senza tregua.
