3 Ottobre 2026, sabato
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La Corte federale frena Trump sulle espulsioni rapide mentre i Repubblicani affrontano il terremoto Taylor Greene

L’amministrazione tenta di estendere le procedure accelerate di deportazione, ma trova uno stop nei giudici. Intanto il caso Epstein travolge la deputata Maga Marjorie Taylor Greene, che annuncia le dimissioni e scuote gli equilibri interni al GOP.

Negli Stati Uniti, l’amministrazione Trump si trova ad affrontare una doppia turbolenza politica e istituzionale che arriva da fronti molto diversi, ma ugualmente delicati. Da un lato, il terreno scivoloso della giustizia federale sull’immigrazione; dall’altro, l’ennesima scossa che investe il Partito Repubblicano, questa volta con il passo indietro della deputata Marjorie Taylor Greene, tra le voci più riconoscibili e controverse dell’ala Maga.

Le dimissioni annunciate da Taylor Greene, legate al caso Epstein e destinate a concretizzarsi sabato, hanno immediatamente prodotto un contraccolpo interno al GOP. Figura di punta nel trumpismo parlamentare e protagonista di infinite polemiche, la parlamentare era diventata, nel bene e nel male, un simbolo dell’intransigenza identitaria del movimento. La sua uscita di scena apre una faglia politica e narrativa in un partito già attraversato da tensioni e rivalità, proprio mentre Donald Trump prepara la sua seconda stagione alla Casa Bianca.

A complicare ulteriormente il quadro, nelle stesse ore, arriva una battuta d’arresto significativa per l’agenda dell’amministrazione sul fronte dell’immigrazione. Una corte federale d’appello ha infatti respinto la richiesta della Casa Bianca di ampliare l’uso delle procedure di deportazione rapida, uno strumento che avrebbe consentito la rimozione accelerata degli immigrati presenti sul territorio anche se residenti lontano dal confine. Una misura che l’esecutivo riteneva strategica per intensificare i rimpatri, ma che i giudici hanno ritenuto non praticabile nelle modalità prospettate.

Il risultato è un duplice colpo politico: la maggioranza si ritrova a gestire contemporaneamente la falla aperta da una delle sue fedelissime e l’ennesimo limite imposto dai tribunali alle ambizioni migratorie del presidente. Due episodi distinti, ma accomunati dalla capacità di incrinare la narrativa di compattezza e determinazione che Trump tenta di ricostruire intorno alla sua leadership.

In un clima già attraversato da tensioni ideologiche, faide interne e un’agenda legislativa complessa, la perdita di Taylor Greene e lo stop giudiziario sulle espulsioni rapide aggiungono nuovi elementi di incertezza sul cammino del trumpismo di governo. Un percorso che, nelle intenzioni della Casa Bianca, doveva procedere con disciplina e forza, ma che si trova ora a fare i conti con ostacoli tanto politici quanto istituzionali.

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