3 Ottobre 2026, sabato
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Giustizia, Serracchiani contro Nordio: “La riforma costituzionale non basta”

La responsabile Giustizia del Pd smonta le dichiarazioni del ministro, denunciando fallimenti del Pnrr, caos nella gestione dei magistrati e criticità nel processo penale telematico.

“Il ministro Nordio conferma oggi ancora una volta ciò che era chiaro da tempo: la sua riforma costituzionale non risolve nessuno dei problemi della giustizia italiana.” Così Debora Serracchiani, responsabile Giustizia nella segreteria nazionale del Pd, apre il suo durissimo attacco al titolare del dicastero.

Le critiche non risparmiano i provvedimenti adottati finora. “Le parole del ministro sui risultati ottenuti con altri provvedimenti sono penose e imbarazzanti – sostiene Serracchiani –. Il Pnrr della giustizia è stato un fallimento: dopo tre anni di governo hanno dovuto improvvisare un decreto per misure urgenti, spostando i magistrati ‘come Mussolini i suoi carrarmati’, arrivando al punto paradossale che una causa istruita a Trieste venga decisa a Palermo, con effetti inevitabili sugli avvocati e sul buon funzionamento del sistema”.

Il caos denunciato dal Pd non si limita agli spostamenti dei magistrati. Serracchiani punta il dito contro il processo penale telematico, la cui applicazione informatica mostra problemi gravi, arrivando a far “sparire i fascicoli” e rendendo complicata l’attività quotidiana degli uffici giudiziari. Accusa anche il silenzio del ministero rispetto alla stabilizzazione dei lavoratori e delle lavoratrici dell’ufficio per il processo, figure centrali per il funzionamento della giustizia.

“La verità – conclude Serracchiani – è che il ministro, oltre a occuparsi di ricostruzioni storiche, convegni, campagne elettorali e interviste, dovrebbe visitare via Arenula e scoprire che lì c’è un Ministero della Giustizia con problemi reali, concreti e urgenti”.

L’uscita della responsabile Giustizia del Pd segna un rilancio netto della questione riforme e gestione ordinaria del sistema giudiziario, sottolineando la distanza tra annunci ministeriali e realtà quotidiana degli uffici giudiziari, e ribadendo la necessità di interventi immediati e strutturali.

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