16 Agosto 2026, domenica
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Roma, la Corte d’Assise condanna all’ergastolo Giandavide De Pau per il triplice omicidio di Prati

Nessuna attenuante per l’uomo riconosciuto responsabile della morte di due cittadine cinesi e di una donna colombiana, assassinate il 17 novembre 2022. I giudici escludono l’aggravante della crudeltà, ma confermano la piena capacità di intendere e volere.

La Corte d’Assise di Roma ha messo la parola fine a uno dei casi più efferati degli ultimi anni: l’ergastolo per Giandavide De Pau, l’uomo accusato del triplice omicidio compiuto il 17 novembre 2022 nel quartiere Prati. Una sentenza che arriva al termine di un processo segnato da testimonianze crude, accertamenti investigativi serrati e una perizia psichiatrica destinata a pesare profondamente nel dibattito giudiziario.

Le vittime sono due cittadine cinesi, Li Yanrong e Yang Yun Xiu, e la colombiana Marta Castano Torres, 65 anni. Donne che vivevano e lavoravano a pochi passi dal Tribunale di piazzale Clodio, in appartamenti trasformati in luoghi di prostituzione e divenuti, quella mattina, teatro di una violenza incontrollata. La Corte ha escluso l’aggravante della crudeltà, ma non quelle dei futili motivi e della premeditazione, confermando il quadro accusatorio della procura.

Al centro del processo c’è stato anche il tema della capacità dell’imputato: la perizia psichiatrica ha stabilito che De Pau, nonostante l’assunzione di alcol, droghe e psicofarmaci, era pienamente in grado di intendere e di volere. Un elemento che ha pesato nella decisione finale dei giudici, chiudendo ogni possibile spiraglio di riduzione della responsabilità penale.

Secondo la ricostruzione della Squadra Mobile, tutto si sarebbe consumato nell’arco di un’ora. De Pau avrebbe raggiunto per primo l’appartamento di via Riboty 28. Qui, dopo aver avuto un rapporto sessuale con le due donne cinesi, le avrebbe uccise sgozzandole. Una ferocia che gli investigatori hanno potuto ricostruire anche grazie ai video rinvenuti nel suo cellulare: due file di 14 e 42 minuti, registrati dallo stesso imputato, destinati a diventare parte centrale dell’impianto accusatorio.

Dopo essersi allontanato dalla scena del duplice omicidio, De Pau si sarebbe diretto verso via Durazzo 38, a circa seicento metri di distanza. Lì avrebbe incontrato Marta Castano Torres, uccidendola con modalità analoghe. Un percorso breve, quasi lineare, che racconta la progressione rapida e incontrollata degli eventi e che gli investigatori hanno più volte definito un “tour di morte”.

Il fermo di De Pau avvenne poco dopo, a opera dei carabinieri e della sezione omicidi della Squadra Mobile. Gli inquirenti hanno sempre sostenuto che l’uomo fosse sotto l’effetto di un mix di sostanze, circostanza confermata durante le indagini ma ritenuta non sufficiente a scalfire la piena consapevolezza delle sue azioni.

La sentenza di oggi chiude il capitolo giudiziario, ma non spegne l’eco di tre vite spezzate brutalmente e di una città profondamente colpita dalla ferocia del caso. La Corte d’Assise ha scelto la pena più severa prevista dal nostro ordinamento: l’ergastolo, senza possibilità di attenuanti. Un verdetto che restituisce una risposta netta alla gravità di quei fatti e al dolore lasciato dietro di sé da quella mattina di novembre.

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