6 Ottobre 2026, martedì
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La Camera Usa vota per rendere pubblici i file Epstein: pressioni sul Senato e prime conseguenze nella sfera politica

L’approvazione del disegno di legge obbliga il Dipartimento di Giustizia a divulgare tutti i documenti sul finanziere morto in carcere. Cambio di linea di Donald Trump, che invita i Repubblicani a votare a favore. E le nuove rivelazioni spingono Larry Summers, ex segretario al Tesoro, a ritirarsi dagli impegni pubblici.

La Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato il disegno di legge che obbliga il Dipartimento di Giustizia a rendere pubblici tutti i file legati al caso Epstein. Un passaggio legislativo che ribalta mesi di stallo e che, per essere completato, attende ora la votazione del Senato. L’esito in Aula è arrivato con un margine largo, sufficiente a superare la soglia dei due terzi necessari per procedere.

Il voto segna un momento cruciale in una vicenda che continua a riverberarsi sulla politica americana e che mette nuovamente sotto i riflettori il nome di Jeffrey Epstein, il finanziere condannato per abusi sessuali e morto suicida in una cella federale nel 2019 mentre attendeva processo per traffico di minori. Il caso, fin dalla sua riapertura, è stato terreno di tensione politica, opacità e sospetti di protezioni bipartisan.

In questo clima, a sorprendere è stata la svolta del presidente Donald Trump, che dopo mesi di resistenze aperte ha improvvisamente invitato i Repubblicani alla Camera a votare a favore della divulgazione dei documenti. La sua presa di posizione, diffusa tramite Truth Social, ha segnato un cambio netto e ha contribuito a spianare la strada all’approvazione del disegno di legge. Un’inversione di rotta che riflette tanto le pressioni dell’opinione pubblica quanto la necessità politica di allontanare da sé ogni sospetto di reticenza sul caso.

Il voto della Camera esercita ora una forte pressione sul Senato, chiamato a esprimersi in seconda lettura. La spinta bipartisan registrata nel primo passaggio potrebbe accelerare il percorso, benché il tema resti sensibile per entrambi gli schieramenti, consapevoli che la pubblicazione dei documenti potrebbe sollevare interrogativi imbarazzanti e nuove domande sulle relazioni di Epstein con figure influenti della politica, dell’economia e dell’accademia americana.

Il caso Summers e le ricadute personali delle nuove rivelazioni

La nuova ondata di documenti ha già avuto un primo, immediato contraccolpo pubblico: Larry Summers, ex segretario al Tesoro sotto l’amministrazione Clinton, presidente emerito e professore di Harvard, ha annunciato la sua decisione di ritirarsi dagli impegni pubblici. La scelta è arrivata dopo la pubblicazione di email che lo collegano a Epstein, incluse conversazioni in cui il finanziere si definiva il suo “wing man”, in tono ammiccante e di certo inopportuno alla luce dei reati contestati all’uomo.

La reazione di Summers è stata immediata e inequivocabile. In una dichiarazione diffusa ai principali media, l’ex segretario ha affermato di provare “profonda vergogna” per le proprie azioni, assumendosi “la piena responsabilità” della decisione, definita “mal guidata”, di mantenere contatti con Epstein nonostante il passato giudiziario e le accuse pendenti. Summers ha aggiunto che continuerà a svolgere il suo lavoro accademico, ma si farà da parte nella vita pubblica come parte di un percorso personale volto a ricostruire la fiducia e riparare i rapporti compromessi.

La sua scelta, maturata sotto la pressione congiunta dell’opinione pubblica e dell’ambiente politico, offre un assaggio delle possibili conseguenze della futura divulgazione integrale dei documenti. La rete di rapporti che Epstein aveva costruito nel corso degli anni, spesso intrecciata a figure di primo piano dell’economia e della politica americana, potrebbe portare alla luce dinamiche e frequentazioni imbarazzanti per personalità di entrambi gli schieramenti.

Un voto che apre una fase nuova

La decisione della Camera non chiude il caso Epstein, lo rilancia. La pubblicazione dei file potrebbe chiarire aspetti rimasti avvolti da anni nell’ambiguità, ma rischia anche di generare nuove tensioni politiche, mettendo in gioco equilibri istituzionali e biografie di alto profilo. Il Senato è ora chiamato a compiere un passo decisivo, mentre gli Stati Uniti osservano un dibattito che, a distanza di anni dalla morte del finanziere, continua a rivelare quanto profonde siano le sue implicazioni nel tessuto politico e sociale del Paese.

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