6 Ottobre 2026, martedì
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Operai Eurallumina a 40 metri di altezza: la protesta esplode nel cielo del Sulcis

Un gruppo di lavoratori sale sul silo numero 3 dello stabilimento di Portovesme. I sindacati: servono fondi immediati per garantire la sopravvivenza dell’azienda, i salari, le utenze e le bonifiche ambientali ancora in corso.

La rabbia, a Portovesme, non è più soltanto un sentimento. Da oggi ha un’altezza precisa: quaranta metri. È la distanza che separa il suolo dal silo numero 3 di Eurallumina, nel cuore industriale del Sulcis, dove un gruppo di operai ha scelto di arrampicarsi per trasformare la propria esasperazione in un gesto eclatante. Una protesta estrema, maturata dopo settimane di silenzi istituzionali e attese estenuanti, che riporta al centro dell’attenzione una vertenza ormai al limite.

La scena si è consumata all’alba. Gli operai, lavoratori con anni di fabbrica alle spalle, hanno indossato imbracature e caschi e si sono arrampicati sino alla sommità del silo, facendo di quella torre industriale un nuovo, simbolico osservatorio sul futuro incerto dell’azienda. Un gesto che non nasce dal desiderio di clamore, spiegano, ma dalla necessità di farsi ascoltare da un sistema che, finora, ha mostrato un immobilismo giudicato insostenibile.

A sostenere l’iniziativa ci sono Cgil, Cisl e Uil, un fronte sindacale compatto che parla apertamente di una situazione non più rimandabile. Per le tre sigle, serve un intervento immediato del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, del Ministero dell’Economia e delle Finanze, della Struttura di missione per le crisi industriali e della presidenza del Consiglio. Una richiesta netta: stanziare le risorse previste dalla normativa per garantire la continuità operativa di Eurallumina.

La lista delle urgenze è lunga e concreta. I sindacati chiedono fondi per coprire il pagamento delle utenze, dei salari, delle fatture delle imprese dell’indotto e per consentire la prosecuzione delle bonifiche ambientali, un capitolo delicato che riguarda non solo l’azienda ma l’intero territorio del Sulcis. Senza risorse fresche, dicono, tutto rischia di fermarsi, trascinando con sé centinaia di posti di lavoro e una comunità che da decenni vive in equilibrio precario tra industria e crisi.

La protesta sui silos è una scelta estrema, ma non improvvisata. Rientra in un percorso di lotta che negli ultimi mesi si è intensificato, alimentato dal timore crescente che la vertenza possa arenarsi in una palude amministrativa. Gli operai parlano di promesse non mantenute e di tavoli mai convocati. I sindacati denunciano una situazione paradossale: la legge prevede strumenti per sostenere la continuità aziendale, ma quei fondi, a oggi, non sarebbero stati ancora resi disponibili.

Nel frattempo, in cima al silo, gli operai resistono. La loro presenza sospesa tra cielo e fabbrica diventa un messaggio indirizzato non solo a Roma ma a tutto il Paese. Il Sulcis industriale, che da anni alterna spiragli di ripresa a nuove emergenze, rivendica ancora una volta una prospettiva chiara, risorse certe e decisioni rapide.

La vertenza Eurallumina torna così al centro del dibattito nazionale con una forza che non può più essere ignorata. La speranza dei lavoratori è che questa protesta estrema, così visibile e così simbolica, sia finalmente la scintilla capace di muovere quelle istituzioni che, finora, sono rimaste immobili mentre la tensione cresceva.

Per ora, sul silo numero 3, resta il vento del Sulcis e la determinazione di chi non vuole arrendersi. Ma dal governo, dicono i sindacati, devono arrivare risposte rapide e concrete. Ogni giorno che passa, avvertono, è un giorno perso non solo per Eurallumina ma per l’intero futuro industriale della regione.

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