4 Ottobre 2026, domenica
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Scioperi, il Paese si ferma

Dagli aeroporti alla capitale, una giornata di tensioni e disagi per migliaia di passeggeri

È un venerdì che mette alla prova la pazienza di chi viaggia quello del 14 novembre, segnato da una doppia mobilitazione in grado di paralizzare sia il traffico aereo sia la rete di trasporto pubblico a Roma. Due scioperi, diversi per durata e motivazioni, convergono su un unico effetto: una fitta serie di disagi, cancellazioni, attese e corse ridotte che coinvolgono lavoratori, pendolari e turisti da Nord a Sud.

Il settore aereo è il primo fronte della protesta. Qui le agitazioni si muovono su tempi diversi ma con un impatto potenzialmente significativo. Da una parte il personale di Volotea, aderente alla sigla UILT-UIL, che per ventiquattr’ore incrocia le braccia dalla mezzanotte di giovedì a quella di venerdì, denunciando la mancata apertura del confronto sindacale e chiedendo il riconoscimento della rappresentanza aziendale insieme a un contratto più equilibrato. Dall’altra parte il personale navigante di EasyJet, rappresentato da USB Lavoro Privato, che si ferma per quattro ore, dalle 13 alle 17, portando al centro del tavolo le condizioni di lavoro e l’assenza di adeguate tutele.

Le conseguenze si colgono sui tabelloni degli aeroporti: possibili ritardi, cancellazioni, collegamenti riprogrammati all’ultimo momento. A disciplinare il quadro interviene l’Enac, che garantisce comunque le fasce protette 7-10 e 18-21, oltre ai voli in continuità territoriale, ai collegamenti con le isole, agli intercontinentali e ai servizi considerati di pubblica utilità. Per i viaggiatori, il riferimento costante resta il portale del Ministero dei Trasporti, dove vengono aggiornate in tempo reale le informazioni sui voli operativi.

Alla base delle proteste emergono due narrazioni parallele. La Uiltrasporti accusa Volotea di aver ignorato le richieste dei lavoratori dopo il fallimento delle trattative di ottobre, denunciando decisioni unilaterali e un dialogo che non riesce a trovare continuità. La USB Lavoro Privato, invece, punta il dito contro EasyJet, chiedendo maggiore stabilità contrattuale, strumenti per difendere il personale dalla pressione operativa e un confronto diretto con il management.

La giornata si complica ulteriormente sul fronte dei diritti dei passeggeri, proprio mentre in Europa avanzano le nuove norme sui rimborsi per ritardi e cancellazioni. I tetti massimi dei risarcimenti vengono ridisegnati: dai precedenti 600 euro si scende a un massimo di 500, mentre i tempi di attesa si alzano a 4 ore per i voli entro i 3.500 chilometri e a 6 ore per le tratte più lunghe. In caso di cancellazione, la compagnia deve offrire un volo alternativo entro tre ore o consentire al passeggero di riprogrammare autonomamente il viaggio, con un rimborso che può arrivare fino al quattrocento per cento del costo del biglietto, senza superare comunque il limite dei 500 euro. Per alleggerire le procedure ed evitare contenziosi, vengono introdotti moduli precompilati che dovrebbero rendere più rapida la gestione delle richieste.

Se negli aeroporti la situazione è fluida e tesa, non va meglio nella capitale. Roma affronta una giornata di forte riduzione del servizio pubblico locale: bus, metro, tram e filobus Atac sono coinvolti in uno sciopero di ventiquattr’ore indetto da USB Lavoro Privato e Orsa Tpl. L’agitazione si articola in due finestre, dalle 8.30 alle 17 e poi dalle 20 fino al termine del servizio diurno, lasciando ai pendolari poche ore di respiro.

Le stazioni della metropolitana restano aperte, ma le corse vengono diradate. Le linee A e B viaggiano a ritmo ridotto, mentre la C mantiene la regolarità. Tagli anche sulla Termini-Centocelle, dove il servizio risente delle adesioni allo sciopero. Riduzioni possibili, segnala Roma Servizi per la Mobilità, anche per i mezzi di superficie, con tempi di attesa non sempre prevedibili.

Tra aeroporti rallentati e mezzi pubblici a singhiozzo, il confronto tra sindacati e aziende torna a occupare il centro del dibattito nazionale. Sullo sfondo resta un Paese che, per un’intera giornata, sperimenta ancora una volta quanto fragile possa essere l’equilibrio tra diritto allo sciopero, esigenze dei lavoratori e necessità di garantire continuità nei servizi essenziali.

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