2 Ottobre 2026, venerdì
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Hamas accusa Israele: “La legge sulla pena di morte è razzista e criminale”

Dura condanna del movimento islamico dopo l’approvazione in prima lettura alla Knesset della norma che introduce la pena capitale per i terroristi. Hamas denuncia “un tentativo di legittimare l’uccisione di massa dei palestinesi” e chiede l’intervento della comunità internazionale.

La reazione di Hamas è stata immediata e feroce. Dopo che la Knesset, il parlamento israeliano, ha approvato in prima lettura la legge che prevede la pena di morte per i terroristi, il movimento islamico palestinese ha diffuso un comunicato in cui definisce la misura “un’estensione dell’approccio razzista e criminale del governo sionista”. Parole dure, che arrivano in un momento di tensione estrema e che mettono ancora una volta in luce la frattura profonda tra Israele e la leadership di Gaza.

Secondo la dichiarazione, rilanciata dalla televisione qatarina Al Araby, la nuova norma rappresenterebbe “un tentativo di legittimare l’uccisione di massa organizzata dei palestinesi”. Hamas denuncia quella che considera una deriva politica e morale, accusando il governo di Benjamin Netanyahu di voler istituzionalizzare la vendetta e l’eliminazione fisica degli oppositori palestinesi sotto il pretesto della lotta al terrorismo.

Nel comunicato, la fazione islamica non si limita a criticare ma lancia anche un appello alla comunità internazionale. Hamas invita le Nazioni Unite, le organizzazioni per i diritti umani e i governi di tutto il mondo a “condannare questa pericolosa legislazione” e a “imporre sanzioni deterrenti all’entità sionista canaglia”, chiedendo inoltre una pressione politica e diplomatica affinché il provvedimento venga ritirato.

La legge in questione, approvata in prima lettura con una maggioranza risicata, prevede la possibilità di infliggere la pena di morte a chi commette attentati contro cittadini israeliani. È una misura fortemente voluta dalle forze più nazionaliste della coalizione di governo, che la presentano come una risposta necessaria all’ondata di attacchi degli ultimi mesi. I sostenitori la descrivono come uno strumento di deterrenza, mentre i critici la considerano una violazione dei principi fondamentali dello Stato di diritto e un passo indietro nella storia democratica di Israele.

Hamas, dal canto suo, interpreta la legge come l’ennesimo segnale di un irrigidimento politico che, secondo il movimento, punta a normalizzare la violenza contro i palestinesi. “Si tratta di una politica di sterminio mascherata da giustizia”, sostengono fonti vicine all’organizzazione, che vedono nella proposta legislativa un messaggio diretto non solo ai miliziani, ma all’intera popolazione palestinese dei Territori occupati.

Sul piano diplomatico, la mossa israeliana rischia di riaccendere un dibattito già acceso sul rispetto dei diritti umani e sull’uso della pena capitale, abolita in quasi tutti i Paesi occidentali. Organizzazioni internazionali come Amnesty International e Human Rights Watch, pur non avendo ancora commentato ufficialmente la nuova legge, hanno più volte condannato in passato ogni forma di pena di morte come “crudele, irreversibile e disumana”.

La presa di posizione di Hamas si inserisce dunque in un contesto più ampio di confronto politico e morale, che va ben oltre i confini del conflitto armato. La legge approvata a Gerusalemme, infatti, non solo accende lo scontro interno tra le forze israeliane ma rischia di esasperare ulteriormente i rapporti già fragili con i palestinesi, in un momento in cui la spirale di violenza sembra non trovare tregua.

La decisione della Knesset, ancora soggetta a ulteriori votazioni prima dell’eventuale approvazione definitiva, segna comunque un punto di svolta nel dibattito politico israeliano. Per Hamas, però, rappresenta “la prova definitiva dell’indole criminale del governo sionista e del suo disprezzo per la vita del popolo palestinese”. Un’accusa che, al di là dei toni, riflette il clima infuocato di un conflitto che continua a consumarsi, dentro e fuori le aule della politica.

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