5 Ottobre 2026, lunedì
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Meloni ironizza sullo sciopero della Cgil: “Sempre di venerdì…”

Il premier commenta con sarcasmo la nuova mobilitazione indetta da Landini per il 12 dicembre. Dura replica dalle opposizioni: “Deride chi chiede salari dignitosi e premia i privilegiati”.

Un post sui social, una frase tagliente, e la polemica è servita. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è tornata a commentare con ironia la nuova mobilitazione della Cgil, annunciata dal segretario generale Maurizio Landini per il 12 dicembre. “Nuovo sciopero generale della Cgil contro il Governo. In quale giorno della settimana cadrà il 12 dicembre?”, ha scritto la premier sui suoi profili social, accompagnando il messaggio con un’icona perplessa. Un riferimento sarcastico al fatto che, ancora una volta, la protesta sindacale sia stata fissata di venerdì, giorno che spesso coincide con l’anticipo del fine settimana e con un impatto più forte sul traffico e sui servizi.

Dietro la battuta, però, si cela un tema politico e sindacale di primo piano. Lo sciopero generale indetto dalla Cgil mira a contestare la legge di bilancio varata dal Governo, giudicata insufficiente a tutelare salari, pensioni e welfare. Per Landini, l’obiettivo della mobilitazione è “dare voce a milioni di lavoratori che chiedono dignità e giustizia sociale”. Non è un caso che la data scelta cada in un giorno di massimo flusso lavorativo: nella logica sindacale, la protesta deve essere incisiva, visibile, capace di produrre disagio per far emergere con forza le ragioni di chi manifesta.

La replica del premier si inserisce in un rapporto da tempo teso con il principale sindacato italiano, accusato dal Governo di usare lo strumento dello sciopero come arma politica piuttosto che come strumento di contrattazione. Non è la prima volta che Meloni ironizza sui tempi e sui modi delle mobilitazioni indette dalla Cgil, ma il tono sarcastico del messaggio ha acceso immediatamente la reazione delle opposizioni.

Tra le prime a intervenire, Chiara Appendino, deputata del Movimento 5 Stelle, che su X ha replicato duramente: “Meloni deride chi scende in piazza per chiedere salari dignitosi ma tace sulla vergogna dell’aumento fino a 311.000 euro a Brunetta. Sì, proprio il Brunetta che ha affossato il salario minimo. Con questo governo, se sei un operaio ti attaccano, se sei un privilegiato ti premiano”.

Lo scontro politico si accende così su due fronti: da un lato, la polemica sui toni e sui tempi delle proteste sindacali; dall’altro, la questione sociale e salariale che continua a dividere governo e opposizioni. Mentre Meloni difende la manovra come “responsabile e sostenibile”, Landini e le sigle confederali preparano una giornata di sciopero e mobilitazione nazionale che promette di bloccare trasporti, scuole e uffici pubblici, trasformandosi in una nuova prova di forza tra Palazzo Chigi e il mondo del lavoro.

Ancora una volta, dietro un post ironico, si profila un confronto politico ben più profondo: quello tra chi rivendica la stabilità dei conti e chi chiede più equità sociale in un Paese dove il costo della vita cresce più rapidamente dei salari. Il 12 dicembre, venerdì o no, sarà un giorno di scontro simbolico tra due visioni del lavoro e dell’Italia.

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