13 Luglio 2026, lunedì
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Dieci anni di misura di sicurezza per Simone Monteverdi: assolto per infermità mentale l’autore dell’omicidio della nonna a Chiavari

La Corte d’Assise di Genova ha riconosciuto il vizio totale di mente per il ventiduenne che, nel settembre 2024, uccise brutalmente la nonna Andreina Canepa. Il giovane sarà affidato a una struttura psichiatrica per un periodo di dieci anni.

È arrivata la sentenza per uno dei casi più sconvolgenti che abbiano scosso il Tigullio negli ultimi anni. La Corte d’Assise di Genova ha assolto Simone Monteverdi, ventidue anni, dall’accusa di omicidio volontario per il delitto della nonna, Andreina Canepa, ottantenne, avvenuto nel settembre 2024 a Chiavari. L’assoluzione è motivata dal riconoscimento del vizio totale di mente, ma la decisione non significa libertà: i giudici hanno disposto nei suoi confronti una misura di sicurezza della durata di dieci anni, da scontare in una struttura psichiatrica giudiziaria.

Secondo quanto ricostruito nel corso delle indagini e poi confermato dal dibattimento, quella mattina di fine estate Monteverdi si trovava nella casa di famiglia nel quartiere del Genovese, dove viveva insieme all’anziana nonna. Colto da un improvviso e violento delirio, avrebbe dapprima afferrato un coltello da cucina colpendo la donna più volte. Poi, in un crescendo di furia incontrollata, si sarebbe servito di un paio di forbici, infliggendo ventinove fendenti al volto e al collo della vittima.

Pochi minuti dopo, in stato di apparente lucidità, il giovane chiamò i carabinieri, confessando con poche parole ciò che aveva fatto: “La nonna è morta”. Quando i militari giunsero sul posto, trovarono l’anziana senza vita e il nipote immobile, in evidente stato di shock.

Sin dai primi giorni successivi al delitto, la procura aveva disposto una perizia psichiatrica per chiarire le condizioni mentali del giovane. Gli specialisti incaricati avevano accertato un quadro di grave e cronica patologia psichiatrica, tale da escludere completamente la capacità di intendere e di volere al momento del fatto. Nonostante ciò, il giudice per l’udienza preliminare aveva deciso di rinviarlo comunque a giudizio, per permettere alla Corte d’Assise di pronunciarsi nel merito.

La sentenza, letta ieri nell’aula del tribunale di Genova, ha accolto integralmente le conclusioni dei periti, ritenendo che Monteverdi non fosse in grado di comprendere la portata delle proprie azioni. Tuttavia, vista la gravità del gesto e la pericolosità sociale che ne deriva, i giudici hanno disposto una lunga misura di sicurezza, che lo terrà lontano dalla libertà per un decennio.

In sostanza, Monteverdi non entrerà in carcere ma verrà affidato a una residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza (Rems), dove sarà sottoposto a cure e sorveglianza costanti. La durata della misura potrà essere prorogata o ridotta, a seconda dei risultati del percorso terapeutico e delle valutazioni periodiche dei magistrati di sorveglianza.

Il caso ha suscitato profonda commozione nella comunità di Chiavari, dove la signora Andreina era conosciuta e stimata per la sua gentilezza e il suo riserbo. La tragedia familiare, consumata all’interno delle mura domestiche, ha lasciato un segno indelebile in un territorio solitamente estraneo a episodi di tale ferocia.

La sentenza di assoluzione per infermità mentale chiude il capitolo giudiziario, ma non quello umano: resta il dramma di un ragazzo malato, di una famiglia distrutta e di una comunità che ancora si interroga su come sia possibile che il disagio psichico, troppo spesso sottovalutato, possa trasformarsi in tragedia.

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