Torino – Dopo venticinque anni di annunci, rinvii e progetti rimasti sulla carta, il tema dell’ospedale unico del Verbano-Cusio-Ossola torna al centro del dibattito politico piemontese. A riaccendere la discussione è Sarah Disabato, capogruppo regionale del Movimento 5 Stelle, che con parole nette e senza giri di frase chiede alla Giunta Cirio di “mettere fine a un quarto di secolo di perdite di tempo e di inutili campanilismi”.
“È arrivato il momento di procedere una volta per tutte con la realizzazione dell’ospedale unico del VCO – dichiara Disabato – una soluzione sostenuta non solo dal Movimento 5 Stelle, ma anche dall’Ordine dei Medici della provincia e dai sindaci del territorio, ascoltati durante l’estate in Commissione Sanità”.
L’assessore alla Sanità, Luigi Icardi, aveva per anni puntato sulla ristrutturazione dei due presidi esistenti, una strada che la stessa Disabato definisce “impraticabile su tutti i fronti”. Oggi, l’assessore Riboldi sembra invece aver finalmente riconosciuto la necessità di un ospedale unico, “sconfessando il lavoro e la linea politica della Lega, che si è ostinata per anni su una soluzione inattuabile”.
Per la capogruppo pentastellata, si tratta dell’ennesimo giro a vuoto in un gioco dell’oca politico: “Nel 2018 esisteva già un progetto per l’ospedale unico del VCO, con sede individuata a Ornavasso e inserita nel piano INAIL. Ma la maggioranza di destra decise di abbandonarlo, inseguendo convenienze di partito. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: anni persi, costi lievitati di oltre il 30 per cento e la necessità di ripartire da zero, con nuova progettazione e ulteriori spese a carico delle cittadine e dei cittadini”.
La richiesta del Movimento 5 Stelle è chiara: “La Giunta Cirio individui subito un’area baricentrica e immediatamente cantierabile, avvii la progettazione coinvolgendo cittadini, amministratori, Ordine dei Medici e sindacati, e potenzi contestualmente i servizi territoriali e la medicina di prossimità”. Solo così, sostiene Disabato, sarà possibile costruire “una rete sanitaria integrata ed efficiente, come il M5S chiede da anni mentre Fratelli d’Italia e Lega continuano a farsi la guerra interna”.
“Dopo un quarto di secolo – afferma la capogruppo – è il momento di arrivare al dunque, di smetterla con le dispute e di passare finalmente dalle parole ai fatti”.
Ma la critica di Disabato non si ferma al tema sanitario. Nel mirino del Movimento 5 Stelle finisce anche la delibera approvata dalla Giunta Cirio per lo stanziamento di 1,6 milioni di euro al fondo “Vita Nascente”, una misura definita dalla consigliera “il simbolo della destra più oscurantista e ideologica”.
“Ancora soldi, sempre di più, per la propaganda antiabortista della peggiore destra – attacca Disabato –. L’assessore Marrone continua a utilizzare risorse pubbliche per diffondere un messaggio lesivo dei diritti delle donne, mascherato da sostegno alla natalità”.
Durante la discussione in Commissione, spiega la capogruppo M5S, sono state chieste informazioni puntuali sulla gestione del fondo: “Abbiamo chiesto trasparenza e chiarezza – racconta – ma non abbiamo ricevuto alcuna risposta. Volevamo sapere quanti controlli sono stati effettuati, con quali risultati, come verranno incrociati i dati tra i servizi socio-assistenziali e le associazioni anti-scelta, e quante revoche di finanziamenti si siano registrate. Nulla di tutto questo è stato chiarito”.
Disabato parla di “un utilizzo distorto di fondi pubblici, distribuiti senza un monitoraggio rigoroso e verificabile”. E aggiunge un’ulteriore accusa: “Abbiamo chiesto anche perché, solo ora, la Giunta abbia deciso di specificare le spese ammissibili, cosa che nelle delibere precedenti non era minimamente indicata. Sembra più un tentativo di correggere in corsa una gestione confusa che una reale volontà di garantire trasparenza e correttezza amministrativa”.
L’assessore Marrone, sottolinea la consigliera, “ha scelto ancora una volta il silenzio di fronte a domande legittime, poste nell’interesse delle cittadine piemontesi”.
“Continueremo a vigilare su questo fondo – conclude Disabato – e a denunciare ogni utilizzo improprio delle risorse pubbliche. Difendere la libertà di scelta e i diritti delle donne non è solo un principio politico, ma un dovere istituzionale e un atto di giustizia sociale”.
