Sono passati ventisette anni da quella notte di gennaio in cui Cadrezzate, piccolo paese del Varesotto, si svegliò nel terrore. Era il 7 gennaio 1998 quando Elia Del Grande, allora ventiduenne, impugnò un fucile e sterminò la sua famiglia: il padre Enea, la madre Alida e il fratello Enrico. Tre vite spazzate via in pochi minuti, nella casa che era anche la sede del forno di famiglia. Una strage che sconvolse l’Italia e che la stampa ribattezzò “la strage dei fornai”.
Oggi, quell’uomo — ormai 49enne — è di nuovo in fuga. Del Grande si è allontanato dalla casa lavoro di Castelfranco Emilia, in provincia di Modena, dove era stato collocato come “internato” a settembre. Ritenuto ancora socialmente pericoloso, doveva restare nella struttura per sei mesi, in attesa di una nuova valutazione psichiatrica. Invece, giovedì sera, intorno alle 20, ha scavalcato il muro di cinta e si è dileguato. Da allora, di lui non si hanno più notizie.
Le ricerche — coordinate dalle forze dell’ordine — si estendono ora dal Modenese al Varesotto, fino alla Sardegna, dove potrebbe avere contatti o appoggi. A rivelare la fuga è stato il Resto del Carlino, secondo cui Del Grande avrebbe agito con freddezza e determinazione, eludendo la sorveglianza con la stessa lucidità che in passato aveva mostrato in altre occasioni.
Dalla strage alla libertà vigilata
Dopo il massacro familiare, Elia Del Grande era stato arrestato in Svizzera poche ore dopo la fuga, grazie alla segnalazione delle autorità italiane. Davanti ai carabinieri confessò subito: disse di aver perso il controllo, ma non negò nulla. Nel processo che seguì, emerse la figura di un giovane instabile, ossessionato dalle armi, affascinato dalla violenza e vicino a gruppi skinhead. Raccontò di possedere una collezione di centinaia di coltelli, di cui andava fiero.
Il tribunale di Varese lo condannò a tre ergastoli, pena poi ridotta a trent’anni di reclusione in Appello, per il riconoscimento della semi-infermità mentale. Dietro quella decisione c’era la convinzione che il delitto fosse frutto di un impulso distruttivo legato a una fragilità psichiatrica più che a un odio lucido.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il movente era maturato in un clima familiare teso: Del Grande si era innamorato di una ragazza conosciuta a Santo Domingo, relazione che i genitori osteggiavano. Ma quella, spiegò poi, era solo “la miccia” che fece esplodere un rancore covato per anni.
Dopo 25 anni di carcere, Del Grande aveva ottenuto la libertà vigilata. Tuttavia, alcuni comportamenti recenti avevano destato forte preoccupazione: piccoli furti, atteggiamenti molesti verso i residenti, segnali che avevano spinto i giudici di sorveglianza a revocare la misura e a disporre il suo trasferimento nella struttura protetta di Castelfranco Emilia.
La nuova fuga
Giovedì sera, con un gesto rapido, Del Grande ha scavalcato il muro di cinta e si è dileguato nel buio. Nessuno si è accorto subito della sua assenza. Quando l’allarme è stato dato, era già troppo tardi. L’episodio ha riaperto vecchie ferite, in particolare a Cadrezzate, dove la memoria della strage è ancora viva e dove il nome di Elia Del Grande evoca paura e sgomento.
Non è la prima volta che riesce a sottrarsi alla cattura. Anche nella notte della strage, nel 1998, fuggì verso la Svizzera, prima di essere fermato al confine. Durante la detenzione nel carcere di Pavia tentò un’evasione rocambolesca con l’aiuto della compagna: avevano organizzato la fuga in taxi, ma il piano fu sventato all’ultimo momento. Per quell’episodio subì una condanna aggiuntiva di otto mesi.
Un passato che non si cancella
La storia di Elia Del Grande resta una delle pagine più oscure della cronaca nera italiana degli anni Novanta: un giovane apparentemente normale, cresciuto in una famiglia laboriosa, travolto da un delirio di onnipotenza e rabbia che trasformò una casa in un teatro di morte.
Oggi, la sua nuova fuga pone interrogativi inquietanti. Come è stato possibile che un uomo riconosciuto pericoloso, con precedenti di evasione, riuscisse a scappare da una struttura protetta? E soprattutto: dove si trova adesso?
Mentre la macchina delle ricerche prosegue senza sosta, resta la sensazione che il passato, per quanto sepolto da decenni di silenzio e prigione, non smetta mai davvero di riemergere. A Cadrezzate, nessuno ha dimenticato quella notte del 1998. E la notizia che l’uomo della “strage dei fornai” è di nuovo libero fa tornare a galla paure che il tempo non ha mai sopito.
