L’appello arriva dopo le parole di Donald Trump, secondo cui gli Stati Uniti sarebbero pronti a “riprendere immediatamente” i test atomici, senza tuttavia fornire ulteriori dettagli o precisazioni operative. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Guo Jiakun, ha ribadito la posizione di Pechino in termini netti, sottolineando la necessità di preservare il quadro internazionale costruito negli ultimi decenni attorno alla sicurezza nucleare e al disarmo. “La Cina spera che gli Stati Uniti rispettino seriamente gli obblighi derivanti dal Trattato sulla messa al bando totale dei test nucleari e il loro impegno a vietare qualsiasi test”, ha dichiarato Guo, invitando Washington a “intraprendere azioni concrete per salvaguardare il sistema globale di disarmo e non proliferazione e mantenere l’equilibrio strategico e la stabilità mondiale”.
Il Trattato per la messa al bando totale dei test nucleari (CTBT), adottato nel 1996, vieta qualsiasi esplosione nucleare, sia a fini militari che civili. Sebbene non sia ancora entrato formalmente in vigore — mancando la ratifica di alcuni Paesi chiave, tra cui Stati Uniti e Cina — la moratoria è stata finora rispettata da tutte le principali potenze nucleari. Le dichiarazioni di Trump, quindi, sollevano il timore di un ritorno alle logiche della corsa agli armamenti e di un indebolimento dei meccanismi di fiducia costruiti a fatica dopo la Guerra Fredda.
Pechino, da parte sua, intende presentarsi come custode dell’architettura del disarmo globale, in un contesto geopolitico già appesantito dalle tensioni tra grandi potenze. L’avvertimento lanciato da Guo Jiakun non è solo un appello formale alla prudenza diplomatica, ma anche un messaggio politico diretto: riaccendere la stagione dei test significherebbe mettere in discussione la fragile stabilità strategica su cui poggia l’equilibrio mondiale.
In un momento in cui la rivalità tra Cina e Stati Uniti si estende ben oltre il campo economico e tecnologico, toccando anche la sfera militare e nucleare, la presa di posizione di Pechino suona come un avvertimento preventivo contro ogni tentazione di tornare a una logica di confronto atomico. E come un richiamo, rivolto alla comunità internazionale, a difendere i principi di disarmo e sicurezza collettiva che, pur con difficoltà, hanno garantito al pianeta oltre vent’anni di relativa stabilità nucleare.
