6 Ottobre 2026, martedì
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Colpi nella notte tra Ispica e Modica: tre arresti per rapine e furti nei bar e tabaccherie del Ragusano

L’ordinanza del Gip di Ragusa, su richiesta della Procura, chiude il cerchio su una serie di “spaccate” che avevano seminato allarme tra commercianti e cittadini. Le indagini dei Carabinieri di Modica e Ispica hanno svelato il volto di una banda specializzata nei blitz notturni con auto rubate usate come arieti.

Un rumore sordo nel cuore della notte, vetri infranti, saracinesche divelte. È lo scenario che per settimane ha turbato la quiete di Ispica e Modica, due centri del Ragusano colpiti da una serie di furti e tentativi di rapina ai danni di bar e tabaccherie. Ora, dopo mesi di indagini serrate, la Procura della Repubblica di Ragusa ha dato un nome e un volto agli autori di quei colpi.

Su richiesta dei magistrati, il Giudice per le Indagini Preliminari ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di tre uomini, gravemente indiziati di aver messo a segno — o tentato di mettere a segno — una lunga scia di reati predatori. Le accuse, ancora tutte da accertare nel contraddittorio processuale, riguardano una tentata rapina e diversi furti aggravati compiuti all’inizio dell’anno.

Gli episodi avevano destato un diffuso allarme tra i commercianti, soprattutto a Ispica, dove i colpi si ripetevano con un modus operandi sempre uguale: l’irruzione notturna con il metodo della “spaccata”.
L’azione era fulminea e brutale. I malviventi, servendosi di auto rubate poco prima, sfondavano con violenza gli ingressi dei locali scelti come obiettivo, sferrando l’impatto contro porte e serrande. Una volta all’interno, arraffavano tutto ciò che potevano in pochi istanti: contanti, registratori di cassa, stecche di sigarette, biglietti del “Gratta e Vinci”. Poi la fuga, lasciando dietro di sé solo macerie e devastazione.

All’arrivo dei Carabinieri, la scena si ripeteva sempre uguale: serrande contorte, vetrate in frantumi, infissi distrutti. Il bottino, in realtà, era modesto — appena 1.250 euro in contanti e “Gratta e Vinci” per circa 700 euro nei sei colpi accertati — ma i danni ai locali erano enormi, spesso superiori di dieci volte al valore della refurtiva.

Il caso più grave risale al gennaio scorso. Erano circa le quattro del mattino quando i proprietari di un bar di Ispica, svegliati dal rumore dell’irruzione, si precipitarono sul posto. Sorprendendo i ladri in azione, tentarono di fermarli, ma vennero aggrediti. Nella colluttazione entrambi riportarono contusioni e dovettero ricorrere alle cure mediche. Da quel momento, la tensione nella comunità crebbe, insieme alla pressione investigativa.

Le indagini, coordinate dalla Procura e condotte dai Carabinieri della Compagnia di Modica e della Stazione di Ispica, hanno richiesto settimane di lavoro minuzioso. I militari hanno esaminato centinaia di ore di immagini registrate dalle telecamere di sorveglianza, recuperato impronte e tracce biologiche lasciate sui luoghi delle effrazioni, e ricostruito con precisione gli spostamenti dei sospettati.

Il compito non era semplice. I responsabili agivano sempre con il volto coperto, cappucci calati e guanti per evitare ogni riconoscimento. Ma un dettaglio, impercettibile, ha fatto la differenza: uno dei componenti del gruppo aveva un leggero difetto alla mano sinistra, notato in più riprese video. Seguendo questo indizio, i Carabinieri sono risaliti a una rete di furti d’auto nella provincia di Siracusa: erano proprio quelle vetture a essere poi usate come arieti durante le “spaccate”.

Analizzando le riprese delle vie di accesso a Ispica e Modica, gli investigatori hanno tracciato anche le rotte di fuga, sempre identiche, che attraversavano le campagne in direzione di Rosolini, nel Siracusano. Qui la banda aveva stabilito la propria base logistica, dove nascondere la refurtiva e abbandonare i mezzi rubati.

Quando il quadro probatorio si è fatto solido, la Procura ha chiesto e ottenuto le misure cautelari. Due degli indagati sono stati raggiunti da un’ordinanza di custodia in carcere per la tentata rapina e restano indagati a piede libero per i furti; il terzo, accusato di aver preso parte all’episodio più violento e a uno dei furti, è stato posto agli arresti domiciliari. Per uno di loro la notifica è avvenuta direttamente in cella: era già detenuto per altri reati contro il patrimonio.

L’operazione, scattata all’alba, ha visto impegnati i Carabinieri della Compagnia di Modica, supportati dalla Stazione di Rosolini e dalle unità cinofile specializzate nella ricerca di armi, giunte da Catania.
Quando i militari hanno circondato le abitazioni dei tre indagati, due di loro hanno tentato una disperata fuga: uno cercando di dileguarsi sui tetti, l’altro tentando di rifugiarsi in casa di un vicino. Entrambi sono stati bloccati in pochi minuti.

I tre uomini dovranno ora rispondere, a vario titolo e in concorso tra loro, dei reati di tentata rapina, furto aggravato, tentato furto e ricettazione. Tutti i capi d’accusa sono aggravati dall’aver agito travisati e in più persone.

Come sempre, ogni valutazione definitiva spetterà al processo. Ma le indagini, coordinate dalla Procura di Ragusa, hanno già restituito una prima certezza: la serie di “spaccate” che aveva messo in ginocchio decine di commercianti nel sud-est siciliano non era il frutto di azioni isolate, bensì l’opera sistematica di una piccola ma determinata banda criminale, ora smantellata grazie alla tenacia e alla precisione investigativa dei Carabinieri.

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