5 Dicembre 2025, venerdì
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Assolta in Appello la maestra di Bari accusata di video pedopornografici

Dopo tre anni di battaglia giudiziaria, la Corte d’Appello di Bari annulla la condanna a sette anni inflitta in primo grado.

La Corte d’Appello di Bari ha pronunciato una sentenza definitiva che chiude un capitolo giudiziario durato quasi quattro anni: Daniela Casulli, 48 anni, maestra di scuola elementare, è stata assolta dall’accusa di aver girato video sessualmente espliciti con minorenni. La donna, nota con lo pseudonimo “zia Martina” sui social, era stata arrestata nel dicembre del 2021 mentre insegnava in una scuola del Nord Italia, e sospesa immediatamente dall’incarico.

Nel luglio del 2024, il tribunale di primo grado l’aveva condannata a sette anni e tre mesi di reclusione con l’accusa di adescamento online di minori e di aver consumato rapporti sessuali in un bed & breakfast nel centro di Bari, filmando gli episodi. Un verdetto che aveva fatto scalpore, anche perché i giovani coinvolti non erano suoi alunni.

Le indagini erano scaturite dalle denunce dei genitori delle presunte vittime, che avevano segnalato comportamenti sospetti della donna sui social e nelle chat online. L’accusa riguardava due episodi specifici di produzione di materiale pedopornografico e una presunta vicenda di corruzione di minorenne.

Oggi, la Corte d’Appello ha ribaltato quella decisione, ritenendo che i fatti contestati non sussistessero. Daniela Casulli ha commentato personalmente l’assoluzione, pubblicando un post sui social: “Assolta perché il fatto non costituisce reato. È una decisione che riafferma che a Bari la giustizia esiste, che i principi della Costituzione e del giusto processo non sono parole astratte, ma garanzie concrete per ogni cittadino.”

Per la maestra, questa sentenza rappresenta non solo il recupero della libertà, ma anche il riconoscimento della propria innocenza dopo anni di tensione e sospetti. Una vicenda che ha avuto ampia eco mediatica, accendendo il dibattito sull’efficacia delle indagini online e sulla tutela dei diritti degli indagati, soprattutto quando le accuse riguardano minori.

Con la pronuncia d’Appello, Daniela Casulli può finalmente guardare al futuro senza il peso di una condanna ingiusta. La sentenza conferma, inoltre, l’importanza di un processo equo e della verifica rigorosa delle prove prima di arrivare a condanne definitive, ribadendo il principio costituzionale secondo cui ogni cittadino è presunto innocente fino a prova contraria.

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