6 Ottobre 2026, martedì
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Colpo al clan Mancuso: sequestrati beni per 3 milioni a Milano

Operazione dei Carabinieri su decreto del Tribunale: sotto chiave immobili, terreni, orologi di lusso e attività commerciali riconducibili a un 50enne pregiudicato legato alla 'ndrina di Limbadi

Milano – Un nuovo colpo alle propaggini economiche della ’ndrangheta in Lombardia. Il 27 ottobre 2025 i Carabinieri del Comando Provinciale di Milano hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro, propedeutico alla confisca, emesso il 7 ottobre scorso dal Tribunale di Milano – Sezione Autonoma Misure di Prevenzione – su proposta della Direzione Distrettuale Antimafia. Il provvedimento ha colpito un 50enne italiano, pluripregiudicato e attualmente detenuto, ritenuto al vertice di un’organizzazione criminale dedita al traffico di droga e a una fitta rete di reati fiscali, espressione diretta del clan calabrese Mancuso di Limbadi, nel Vibonese. Il sequestro rappresenta l’esito di un’approfondita indagine patrimoniale condotta dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Milano e dalla Sezione di Polizia Giudiziaria presso la Procura, nell’ambito dell’inchiesta denominata *Old Irons*. Quest’ultima, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, aveva già portato, il 25 febbraio scorso, all’arresto di dodici persone, tutte italiane, accusate – a vario titolo – di associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, detenzione illegale di armi, usura, ricettazione, falsità ideologica, emissione di fatture per operazioni inesistenti e una fitta serie di reati fiscali e patrimoniali, tra cui intestazioni fittizie, riciclaggio e autoriciclaggio. Un gruppo operativo su più fronti – Milano, Monza e Brianza e Vibo Valentia – che, secondo gli inquirenti, faceva capo proprio al detenuto oggi destinatario della misura.

Gli investigatori hanno accertato che l’uomo, attraverso una rete di prestanome, reinvestiva i profitti generati dal narcotraffico in attività apparentemente lecite, trasformando i flussi di denaro sporco in imprese regolari e beni di valore. Le indagini patrimoniali hanno evidenziato una netta sproporzione tra i redditi ufficialmente dichiarati e l’elevato tenore di vita mantenuto dall’indagato, oltre a un patrimonio immobiliare e finanziario di gran lunga superiore alle sue possibilità economiche. Un sistema di schermi e intestazioni fittizie che gli consentiva di mantenere il controllo su beni e società formalmente intestati ad altri, ma di fatto gestiti sotto la sua direzione.

Il decreto di sequestro ha riguardato un bar-tabaccheria, un distributore di carburante con annesso autolavaggio, diversi conti correnti e depositi bancari, due appartamenti, quindici autorimesse, altrettanti terreni edificabili e otto orologi di lusso. Il valore complessivo dei beni sequestrati è stimato intorno ai tre milioni di euro.

L’operazione conferma l’attenzione degli inquirenti sul versante economico della criminalità organizzata calabrese, che da anni trova in Lombardia un terreno fertile per l’infiltrazione nei circuiti dell’economia legale. Come precisano le autorità giudiziarie, il procedimento si trova tuttora nella fase delle indagini preliminari: la responsabilità penale degli indagati potrà essere accertata solo a seguito di un processo e di un’eventuale sentenza definitiva di condanna, nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza.

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