5 Ottobre 2026, lunedì
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Manovra, Meloni e Salvini chiamano le banche: “È giusto che ci diano una mano”

La legge di bilancio entra nella fase più delicata e Giorgia Meloni mette in chiaro la rotta: le banche devono contribuire concretamente allo sforzo per sostenere le fasce più deboli della società.

Dopo giorni di discussioni interne alla maggioranza, la premier alza il tono e si rivolge direttamente al sistema creditizio italiano, sottolineando come negli ultimi anni gli istituti abbiano tratto vantaggio dalle misure pubbliche e dalle condizioni economiche garantite dallo Stato. 

«Se cresce lo spread, se migliora il rating dell’Italia, se le banche hanno potuto approfittare dei 200 miliardi messi a disposizione dal governo Conte per rinegoziare con la garanzia dello Stato prestiti che avevano già erogato, o dei crediti del superbonus — sempre grazie a Giuseppe Conte — è giusto che quelle stesse banche ci diano una mano a continuare in una politica così profittevole», ha dichiarato Meloni, in un passaggio destinato a fare rumore. 

Il messaggio è chiaro: dopo anni di sostegni pubblici diretti e indiretti, il governo chiede al comparto bancario un ritorno di solidarietà. E traduce la richiesta in cifre precise. «Se su 44 miliardi di profitti nel 2025 — ha proseguito la premier — ce ne mettono a disposizione circa cinque per aiutare le fasce più deboli della società, credo che possiamo essere soddisfatti noi e che in fin dei conti possano esserlo anche loro». 

Una proposta che Meloni presenta come un gesto di equilibrio e responsabilità, ma che ha già acceso il dibattito politico ed economico. Nel governo, Matteo Salvini ha fatto eco al premier, sostenendo la necessità di un contributo “giusto e proporzionato” da parte delle banche. L’obiettivo, spiega la maggioranza, non è penalizzare il settore, ma mobilitare risorse straordinarie in un momento di difficoltà diffusa, in cui la manovra deve far fronte al caro vita, alla necessità di sostenere famiglie e imprese e alla pressione dei mercati. 

Dietro la richiesta di Meloni si legge anche un messaggio politico: il governo intende mostrare fermezza di fronte ai grandi attori finanziari e allo stesso tempo rivendicare un’attenzione sociale che contrasti l’immagine di una manovra tutta centrata sui vincoli di bilancio. 

Resta da capire come reagirà il sistema bancario, che già in passato ha mostrato insofferenza verso ipotesi di prelievi o contributi straordinari sui profitti. Ma la premier sembra pronta allo scontro, forte del consenso interno e del sostegno di buona parte della coalizione. «Vedremo scintille», ha commentato qualcuno nei corridoi di Palazzo Chigi, consapevole che il braccio di ferro con gli istituti di credito potrebbe diventare uno dei passaggi politici più significativi della prossima legge di bilancio. 

La partita è appena iniziata, ma il messaggio di Meloni — pragmatico, politico e in parte anche simbolico — segna già una linea di demarcazione: in questa manovra, la finanza non può restare spettatrice.

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