Predappio, la cittadina romagnola che diede i natali a Benito Mussolini, è tornata per un giorno ad accogliere le ombre del suo passato. Oltre un migliaio di persone, secondo la Questura circa settecento, si sono radunate nella piazza principale per prendere parte alla consueta “camminata” verso il cimitero di San Cassiano, dove riposa il fondatore del fascismo. La data, quella della Marcia su Roma, resta per molti un simbolo, e ogni anno attira nostalgici del Ventennio da tutta Italia.
L’atmosfera, come accade a ogni anniversario, è stata intrisa di simbologie e richiami al passato, tra bandiere, camicie nere e canti d’epoca. Davanti alla cripta, al termine del corteo, è andata in scena la commemorazione. Dopo il tradizionale “presente”, in memoria del Duce, alcune decine di partecipanti hanno alzato il braccio nel saluto romano, gesto che da tempo la famiglia Mussolini invita a evitare. Anche quest’anno, infatti, le pronipoti del dittatore avevano chiesto di rendere omaggio “con la mano sul cuore”, in segno di rispetto e compostezza. Ma gli appelli alla moderazione non sono bastati.
L’evento, organizzato dalle discendenti di Mussolini, ha visto quest’anno anche la partecipazione di Forza Nuova, movimento di estrema destra guidato da Roberto Fiore. La presenza del leader ha contribuito a dare al raduno un tono più politico, benché ufficialmente la manifestazione fosse presentata come una semplice commemorazione storica.
La marcia, sorvegliata da un ampio dispiegamento di forze dell’ordine, si è svolta senza incidenti. Tuttavia, le immagini dei saluti romani davanti alla tomba di Mussolini, diffuse rapidamente sui social e sui media, hanno suscitato immediate polemiche. Non è la prima volta che Predappio si trova al centro del dibattito pubblico per la gestione della memoria del fascismo: da decenni il piccolo comune romagnolo vive un rapporto complesso con la propria eredità storica, diviso tra la volontà di conservare il passato e il rischio di celebrarlo.
Mentre le autorità locali ribadiscono l’impegno a mantenere l’ordine pubblico e a impedire apologie del fascismo, la ricorrenza della Marcia su Roma continua ad attirare visitatori, simpatizzanti e curiosi. Una ritualità che, di anno in anno, riaccende la discussione nazionale su quanto sia ancora aperta la ferita del Ventennio e su come l’Italia scelga di confrontarsi con la propria storia.
