2 Agosto 2026, domenica
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Foglio di via da Milano per un anno al presidente di Palestinesi in Italia

Mohammad Hannoun, fermato a Linate e denunciato per istigazione alla violenza, non potrà tornare a Milano per dodici mesi. Il provvedimento accende nuove polemiche: l’ambiguità del governo Meloni sulla libertà di espressione e sul conflitto in Medio Oriente torna al centro del dibattito.

MILANO – Un foglio di via per un anno e una denuncia per istigazione alla violenza. È quanto notificato a Mohammad Hannoun, presidente dell’associazione Palestinesi in Italia, appena sceso dall’aereo proveniente da Roma all’aeroporto di Linate. L’attivista si stava recando nel capoluogo lombardo per partecipare a una manifestazione pro-Palestina in programma nel pomeriggio.

Secondo il racconto dello stesso Hannoun, gli agenti di polizia lo hanno identificato all’uscita dell’aeromobile e accompagnato negli uffici aeroportuali, dove gli sono state consegnate due notifiche: il divieto di ritorno a Milano per dodici mesi e la denuncia. “Mi dispiace per questo atto di aggressione nei miei confronti – ha dichiarato – mentre il nostro governo è complice diretto del genocidio a Gaza, fornendo armi per sterminare i gazawi.”

Il provvedimento, formalmente di natura amministrativa, si inserisce però in un contesto politico carico di tensioni. Da settimane, in molte città italiane, le manifestazioni a sostegno della popolazione palestinese si moltiplicano, suscitando un dibattito acceso sulla gestione dell’ordine pubblico e sul confine tra diritto di protesta e sicurezza.

L’ambiguità del governo Meloni in materia di libertà di espressione colpisce ancora, e il caso Hannoun sembra diventare un simbolo di questo atteggiamento oscillante: da un lato la difesa formale dei principi democratici, dall’altro una linea di rigore che di fatto mette il bavaglio a chi dissente.

Il foglio di via è uno strumento previsto dal Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, che consente alle forze dell’ordine di allontanare da un determinato comune persone ritenute potenzialmente pericolose per l’ordine pubblico. Un provvedimento discrezionale, impugnabile davanti al giudice, ma che in questo caso appare – agli occhi di molti osservatori – come un segnale politico.

Hannoun, figura di riferimento dell’attivismo filo-palestinese in Italia, ha annunciato l’intenzione di ricorrere contro la misura, denunciando “un tentativo di criminalizzare il movimento di solidarietà con la Palestina”. La sua associazione, Palestinesi in Italia, da anni promuove iniziative di sensibilizzazione, conferenze e campagne di informazione sulle condizioni nei territori occupati e sulla necessità di una pace giusta.

La vicenda si inserisce in una fase in cui il governo Meloni, pur ribadendo ufficialmente la posizione di equilibrio dell’Italia sul conflitto in Medio Oriente, ha spesso assunto toni e decisioni percepite come schierate a favore di Israele. L’episodio di Milano rischia dunque di aprire un nuovo fronte di polemica: quello sul rispetto delle libertà civili e sul diritto di manifestare in un Paese che, a parole, si proclama difensore dei valori democratici ma che nei fatti sembra sempre più incline a silenziare le voci scomode.

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