25 Settembre 2026, venerdì
HomeItaliaCronacaDepistaggio sul caso Mattarella, l’ex prefetto Piritore al gip: «Sul guanto ho...

Depistaggio sul caso Mattarella, l’ex prefetto Piritore al gip: «Sul guanto ho fatto confusione»

L’ex prefetto Filippo Piritore, indagato per aver ostacolato la verità sull’omicidio dell’allora presidente della Regione Siciliana, si difende davanti al giudice: «Ero in ansia, ho detto cose fraintese. Non ho occultato nulla»

Davanti al giudice per le indagini preliminari, Filippo Piritore, ex prefetto e funzionario di polizia all’epoca dei fatti, ha ribadito la propria innocenza. Arrestato lo scorso venerdì con l’accusa di depistaggio nell’ambito della nuova inchiesta sull’uccisione di Piersanti Mattarella, presidente della Regione Siciliana assassinato il 6 gennaio 1980, Piritore ha spiegato di aver «fatto confusione» sul destino del guanto in pelle ritrovato nell’auto usata per la fuga dai killer.  «Io entro in uno stato di confusione e ansia – ha dichiarato al gip –. Avrò detto una cosa interpretata male. Mi protesto innocente. Probabilmente ero agitato quando ho detto quelle cose. Non so come sia venuto fuori il nome di Lauricella, non so dirlo». 

Secondo l’accusa, Piritore avrebbe contribuito, con dichiarazioni false o contraddittorie, a far sparire un reperto potenzialmente decisivo: il guanto rinvenuto sulla Fiat 127 con cui i sicari si allontanarono dopo l’omicidio. Quell’oggetto, mai più ritrovato, avrebbe potuto contenere tracce utili a identificare i responsabili. 

Il funzionario si difende sostenendo di aver agito seguendo le direttive dei suoi superiori. «Io non ho occultato nulla – ha aggiunto –. Qualcuno mi avrà detto di procedere in quel modo, forse i miei dirigenti dell’epoca. Io ho fatto solo il mio dovere». 

Piritore ha poi ricostruito i momenti successivi al delitto: «Ai tempi ero alla sezione rapine, il mio superiore era il dottor Contrada ma non avevo rapporti personali con lui. Il 6 gennaio sono stato contattato a casa e mi sono recato sul posto dove era stata trovata l’autovettura. Non ricordo chi c’era, ma qualcuno era già lì». 

Le sue versioni, tuttavia, sono cambiate più volte nel corso degli anni. Nel 2024, davanti ai magistrati e in precedenti relazioni di servizio, Piritore aveva sostenuto di aver consegnato il guanto a un agente della Scientifica. Quest’ultimo lo avrebbe poi affidato all’allora sostituto procuratore Piero Grasso, che però ha sempre negato di aver mai ricevuto il reperto. Successivamente, Piritore ha dichiarato che il guanto era stato consegnato a un altro poliziotto, di nome Lauricella. Ma dagli atti è emerso che nessun agente con quel cognome risultava in servizio alla Scientifica in quel periodo. 

La scomparsa di quel guanto rappresenta uno dei punti più oscuri di un’indagine che, a distanza di oltre quarant’anni, continua a sollevare interrogativi e sospetti di coperture interne. La nuova inchiesta, coordinata dalla Procura di Palermo, mira a chiarire se e come negli anni successivi all’assassinio di Piersanti Mattarella siano stati compiuti atti intenzionali per ostacolare la ricerca della verità.  L’ex prefetto Piritore, ora ai domiciliari, insiste sulla propria estraneità ai fatti: «Non ho mai avuto intenzione di depistare nulla. Se ho detto cose sbagliate, è stato solo perché ero agitato». Ma il mistero del guanto, sparito nel nulla, resta ancora un nodo irrisolto nel mosaico dell’omicidio che cambiò per sempre la storia della Sicilia e della Repubblica.

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti