2 Ottobre 2026, venerdì
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Draghi a Oviedo riceve il Premio Princesa de Asturias e lancia un appello alla leadership europea: “Non per sogno ma per necessità, l’Unione deve cambiare pelle”

Di fronte alla platea riunita a Oviedo per la consegna del prestigioso Premio Princesa de Asturias, Mario Draghi ha pronunciato parole che suonano come una diagnosi e al tempo stesso come una proposta per il futuro dell’Europa.

“Non in ossequio a un sogno ma per necessità, il futuro dell’Europa deve essere un percorso verso il federalismo”, ha detto l’ex presidente del Consiglio, invitando a una riflessione profonda sulla capacità dell’Unione europea di rispondere alle sfide globali.

Per Draghi, la prospettiva di una vera federazione resta un traguardo ideale, ma oggi lontano. “Per quanto desiderabile sia una vera federazione, essa richiederebbe condizioni politiche che oggi non esistono”, ha osservato con realismo. È per questo che l’unica via percorribile, secondo l’ex presidente della Banca centrale europea, è “un nuovo federalismo pragmatico”: un assetto istituzionale più snello e concreto, capace di superare le lentezze del meccanismo decisionale comunitario senza rinunciare alla coesione.

L’idea, nelle parole di Draghi, è quella di un federalismo tematico e flessibile, costruito attorno a grandi priorità condivise. “Un federalismo basato su temi specifici, flessibile e capace di agire al di fuori dei meccanismi più lenti del processo decisionale dell’Ue”, ha spiegato, delineando un modello fondato su “coalizioni di volenterosi” che si muovano insieme su interessi strategici comuni. Un approccio, insomma, che permetta all’Europa di agire con rapidità e decisione nei settori cruciali — dalla difesa all’energia, dalla sicurezza alle politiche industriali — senza rimanere paralizzata da veti incrociati e divisioni nazionali. Le parole di Draghi arrivano in un momento di particolare riflessione per le istituzioni europee, chiamate a definire il proprio ruolo in un contesto globale sempre più competitivo. Il richiamo al “federalismo pragmatico” non è soltanto un esercizio teorico, ma un messaggio politico indirizzato alle leadership del continente: la necessità di un’Unione capace di agire, non solo di deliberare.

L’ex premier italiano, già protagonista nei momenti più difficili della crisi dell’euro, torna dunque a proporre un’idea di Europa fondata sulla responsabilità condivisa e sull’efficacia dell’azione comune. “La storia – sembra ammonire Draghi – non concede infinite seconde possibilità: l’Unione europea deve scegliere se restare un mosaico di interessi o diventare un progetto politico consapevole di sé”.

Un discorso che, nella sobrietà tipica del suo stile, si trasforma in un appello alla concretezza: l’Europa non può permettersi di restare ferma, deve trovare il coraggio di cambiare sé stessa per continuare a contare nel mondo.

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