13 Ottobre 2026, martedì
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Nel 2050 in pensione a 69 anni: più anziani al lavoro secondo l’Istat

Le proiezioni della Ragioneria Generale dello Stato, analizzate dall’Istituto di statistica, delineano un futuro in cui si resterà più a lungo attivi. Cresce la partecipazione degli over 55 al mercato del lavoro, spinta da riforme, longevità e cambiamenti demografici

Il traguardo della pensione si allontana ancora. Secondo le proiezioni diffuse dall’Istat sulla base dei dati della Ragioneria Generale dello Stato, nel 2050 il requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia salirà a 68 anni e 11 mesi per uomini e donne, quasi due anni in più rispetto agli attuali 67. Un progressivo innalzamento che, se le tendenze demografiche e normative resteranno invariate, porterà la soglia a toccare i 70 anni nel 2067.  Il quadro tracciato dall’Istituto di statistica non riguarda solo l’età di uscita dal lavoro, ma anche l’evoluzione della partecipazione al mercato da parte delle fasce più mature della popolazione. Tra il 2024 e il 2050, il tasso di attività delle persone tra i 55 e i 64 anni è destinato a crescere sensibilmente, passando dal 61% al 70%. In parallelo, anche la fascia tra i 65 e i 74 anni vedrà un aumento della partecipazione, dall’11% previsto nel 2024 al 16% nel 2050.  Un dato che riflette non soltanto l’allungamento della vita lavorativa imposto dalle regole previdenziali, ma anche la trasformazione socioeconomica del Paese: un’Italia sempre più longeva, dove la forza lavoro anziana diventa componente strutturale del sistema produttivo. Complessivamente, il tasso di attività della popolazione tra i 15 e i 74 anni potrebbe raggiungere nel 2050 il 62%, contro il 58% stimato per il 2024. Un incremento che, nelle previsioni dell’Istat, suggerisce un lento ma costante riadattamento del mercato del lavoro a un contesto demografico segnato dal calo delle nascite e dall’invecchiamento generale della popolazione. 

Le implicazioni di queste proiezioni sono molteplici: dal fabbisogno di politiche attive per l’occupazione dei lavoratori senior, alla necessità di ripensare la formazione, la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro per una popolazione attiva più anziana. In altre parole, il futuro del lavoro italiano sarà sempre più grigio d’esperienza, ma anche chiamato a reinventarsi per restare sostenibile. 

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