22 Settembre 2026, martedì
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Bin Salman alla Casa Bianca: primo vertice del secondo mandato Trump

Il principe ereditario saudita incontrerà Donald Trump il 18 novembre, mentre la Danimarca rinnova l’allarme sulla Groenlandia e il presidente Usa conferma il prossimo incontro con Xi Jinping per discutere dei dazi.

Il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman sarà a Washington il 18 novembre per incontrare Donald Trump: lo ha annunciato la Cbs, precisando che si tratterà della prima visita ufficiale di un leader straniero dall’inizio del secondo mandato del tycoon alla Casa Bianca. Un appuntamento che segna il ritorno della diplomazia personale di Trump, orientata a rinsaldare legami strategici con i partner chiave del Golfo, ma che rischia di riaccendere anche vecchie tensioni geopolitiche.

L’incontro con bin Salman – figura centrale della politica saudita e uomo forte di Riad – dovrebbe concentrarsi su sicurezza regionale, cooperazione energetica e rapporti commerciali. Sul tavolo anche il dossier Iran, tornato al centro del dibattito dopo il riavvicinamento tra Teheran e Pechino, e la stabilità del mercato petrolifero, in un momento in cui Washington punta a rafforzare la propria influenza nel Medio Oriente dopo anni di oscillazioni strategiche.

Ma l’annuncio del vertice ha avuto un effetto collaterale immediato: la Danimarca è tornata a esprimere pubblicamente preoccupazione per la Groenlandia. Copenaghen teme che Trump non abbia mai davvero abbandonato l’idea – già ventilata durante il suo primo mandato – di rivendicare la grande isola artica per gli Stati Uniti. Un progetto che allora suscitò imbarazzo diplomatico e un netto rifiuto da parte danese, ma che oggi, secondo fonti governative, potrebbe riaffiorare alla luce dei nuovi equilibri globali e dell’interesse americano per le risorse naturali e le rotte polari.

Intanto, dal fronte asiatico, Trump ha confermato che «tra un paio di settimane» incontrerà il presidente cinese Xi Jinping in Corea del Sud. L’obiettivo dichiarato è quello di raggiungere un «accordo equo» sui dazi, dopo mesi di schermaglie commerciali e tensioni legate alla tecnologia e alla sicurezza.

Tra Washington, Riad, Pechino e Copenaghen, il nuovo corso della presidenza Trump sembra muoversi lungo le stesse linee di forza che hanno caratterizzato il suo primo mandato: pragmatismo economico, diplomazia personalistica e una spregiudicata ambizione geopolitica che continua a lasciare il segno sulle relazioni internazionali.

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