Secondo il network, le mafie italiane starebbero cercando di sfruttare i grandi appalti legati ai Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina 2026 per intascare la loro parte, muovendosi tra gare, subappalti e forniture.
Il servizio, trasmesso nei giorni scorsi, sottolinea come “nonostante le rigide normative e i controlli periodici, la criminalità organizzata riesca ancora ad aggirare le regole”. N-tv cita anche dati ufficiali del Ministero dell’Interno italiano, ricordando che “nelle ultime settimane sono state ispezionate 57 aziende in Trentino”. Un numero che dà la misura della vigilanza in corso ma anche della vastità del terreno da monitorare.
C’è però, secondo il media tedesco, un elemento positivo: “I controlli sempre più meticolosi stanno portando alla luce i tentativi di infiltrazione e li stanno bloccando prima che si trasformino in realtà”. Un messaggio incoraggiante, ma che non cancella la sensazione che ogni grande evento pubblico nel nostro Paese debba fare i conti, inevitabilmente, con le stesse ombre.
Del resto, il rischio di infiltrazioni mafiose nei cantieri olimpici non è certo una sorpresa per chi conosce la storia recente italiana. Dai lavori pubblici agli appalti sanitari, dalle grandi opere alle emergenze nazionali, le organizzazioni criminali hanno dimostrato di sapersi insinuare ovunque, adattandosi con sorprendente flessibilità ai nuovi contesti economici.
E se dalla Germania arriva un allarme che suona come un monito, qui da noi qualcuno potrebbe rispondere con un sorriso amaro. Perché, a dirla tutta, non serve un’inchiesta televisiva straniera per ricordarci che la criminalità organizzata è già di casa. È riuscita a entrare in consigli comunali, regioni, aziende pubbliche e ministeri: in certi casi, più che infiltrata, è praticamente in organico.
