Nel cuore dell’Umbria, dove la tradizione incontra la modernità e l’arte respira in ogni angolo, Spoleto si conferma crocevia privilegiato dell’arte contemporanea grazie al Menotti Art Festival.
Sotto la guida del Presidente e Fondatore Luca Filipponi – professore presso l’Università di Roma Tor Vergata, esperto di relazioni internazionali, giornalista e scrittore – l’edizione 2025 ha ribadito il suo ruolo di appuntamento imprescindibile per artisti, critici, collezionisti e visitatori provenienti da tutto il mondo.
Un’edizione tra musica, riflessione e premi letterari
Il 27 settembre si è aperto con un concerto d’autore che ha emozionato il pubblico: Elena Sabatino, direttrice artistica e voce solista, accompagnata da Dino Rigillo alla chitarra, ha condotto un viaggio tra le sonorità senza tempo della tradizione napoletana, tra suggestioni melodiche e atmosfere evocative.
A seguire, il seminario “Arte e finanza” ha offerto una prospettiva inedita sulle dinamiche economiche che influenzano il mercato dell’arte contemporanea. Protagonisti dell’incontro Luca Filipponi, Presidente della Fondazione Culturale Menotti Art Festival Spoleto, e Piero Rispoli, Amministratore del Fondo Vertigo e presidente amministrativo di AUGE Università. Insieme hanno fornito strumenti concreti e analisi lucide per artisti, collezionisti e operatori del settore.
Il pomeriggio è stato invece dedicato al Premio Letterario Spoleto Art Festival, presentato dalla Dottoressa Barbara Lenti. Tra gli ospiti di rilievo, Marisa Laurito, vincitrice del Premio Musicale Thomas Schippers, e la contessa Erika Emma Fodre, vicepresidente dell’Associazione Italia-Ungheria.
Prima della cerimonia, il pubblico ha potuto assistere a una breve e originale pièce firmata e interpretata da Gaetano Gennai, direttore della comunicazione della Regione Toscana, con la regia di Alessandro Calonaci: un momento di teatro colto e ironico, capace di introdurre con leggerezza il tema della narrazione culturale.

La commissione dei premiati, presieduta da Maria Concetta Rubino con la presidente del premio Sabrina Morelli, ha consegnato riconoscimenti a numerosi protagonisti della letteratura contemporanea: Massimo de Santis (Imago Ed.), Silvio Natali (Seri Ed.), Gabriele Cavaliere (Officine Zephiro Ed.), Floria Bufano (La Valle del Tempo Ed.), Giuseppe Petrarca (Solferino Ed.), Roberto Croce (Ed. Programma Cultura), Livio Frittella (Luoghinteriori Ed.), Mirko Giudici (Frascati & Serradifalco Ed.), Andrea Sirotti Gaudenzi (Maggioli Ed.), Simona Laurenza (Graus Ed.), Isabella Lo Coco, Attilio D’Arielli e Giuseppe Tecce (Graus Ed.), Sabino Peluso (Graus Ed.), Lavinia Monti (Giovannelli Ed.), Luciano Bernazza (Armando Ed.), Annamaria Farricelli (2000diciassette Ed.), Ciro Cacciola e Maria Francesca Rubino (Graus Ed., Premio Speciale Spoleto), Eleonora De Simone (Premio Giovani Autori), Achille Battaglia (Era Nuova Ed.), Rosanna Della Valle (Pluriversum Ed.), Domenico Mastrangelo (Byo Blue Ed.), Valeria Ancione (Il Narratore), Giulia Galli (Graus Ed.), Isabel Russinova (Armando Curcio), Maria Paz Ares Osset (Letteratura straniera), Annamaria Bovio (Pegasus Ed.), Nicolò Giuseppe Brancato (Artecom Onlus), Rosetta Giombarresi (Charthago Ed.), Giovanna Secondulfo (Daimon Ed.), Maria Tedeschi (Il Seme Bianco Ed.), Giuseppina Giudice (Speciale Poesia), Susanna Musetti (Progetto Cultura), Alfonsina Zollo (GLC Ed.), Dora Saporita (Carta e Penna Ed.), Tony di Terlizzi (Musica Internazionale), Carlo Quattrocchi (Premio alla Carriera), William Tode (Cervino Ed.), Luigi Del Vecchio (Viola Ed.), Andrea Langella (Imprenditoria no profit), Bruno Mautone (Tribalo Ed.), Alessandro Nardelli (Speciale Giornalismo), Stefano Gori (Speciale Associazione Culturale), Marco Zollo (Video Arte) e Beatrice Gigli (Speciale Comunicazione).
In evidenza anche artisti come Sandro Trotti, Silvio Craia, Mario Lo Coco, Rita Elisa Landeau Orsini, Boliviana, Lorenza Altamore, Piergiorgio Maiorini, Evelina Marinangeli, New Entry, Alessandro Gabriele, Eugenia Serafini e Massimo De Santis.
L’arte come ponte tra culture e generazioni
Uno dei tratti distintivi del Menotti Art Festival, sotto la guida di Filipponi, è la capacità di creare un dialogo tra culture, tradizioni e generazioni.
Come afferma lo stesso curatore:
“Spoleto è una città che respira arte in ogni angolo. Il nostro compito è farla crescere, rinnovarla, ma senza mai dimenticare le radici storiche che ci rendono unici. Il Menotti Art Festival non è solo una vetrina per l’arte contemporanea, ma un ponte tra passato e futuro, tra cultura locale e globale.”
L’edizione 2025 ha attirato un pubblico sempre più giovane e curioso, confermando il festival come crocevia di esperienze e linguaggi, capace di fondere arte, pensiero e partecipazione. Con un’affluenza da record, Spoleto si consolida come hub culturale internazionale in grado di unire visione e passione.
Innovazione e visione
Tra gli elementi più innovativi dell’edizione 2025 spicca l’uso di tecnologie immersive, come la realtà virtuale e le installazioni multimediali, che hanno ridefinito il modo di vivere l’arte. Le performances site-specific, perfettamente integrate negli spazi storici della città, hanno trasformato il tessuto urbano in un palcoscenico interattivo.
“Vogliamo rendere il Menotti Art Festival un evento di rilevanza mondiale” – ha dichiarato Filipponi – “Spoleto ha un potenziale incredibile, e con il nostro prezioso lavoro possiamo fare in modo che la città diventi un faro di cultura e creatività, attirando artisti, curatori e collezionisti da tutto il mondo.”
Luca Filipponi: una visione che unisce cultura e pensiero
Presidente della Fondazione Culturale Menotti Art Festival Spoleto, Luca Filipponi è molto più di un organizzatore di eventi: è un intellettuale, autore e promotore culturale di ampio respiro.
Con due lauree in Economia Aziendale e Scienze Politiche e un Dottorato di ricerca sulla cooperazione internazionale, Filipponi ha dedicato la propria carriera alla diffusione della bellezza in tutte le sue forme, coniugando tradizione e innovazione in un equilibrio raro e vitale.
Il suo impegno ha dato al festival una spinta internazionale senza precedenti, trasformandolo in una piattaforma culturale che abbraccia ogni linguaggio artistico – dalla musica alla danza, dalla performance visiva alla tecnologia interattiva – e che promuove collaborazioni di alto profilo nel panorama internazionale.
Le radici intellettuali
Tra le fonti di ispirazione di Filipponi spiccano Mark Twain, Italo Calvino e Ralph Waldo Emerson.
Da Twain, in particolare attraverso La banconota da un milione di sterline, egli trae una riflessione sul valore simbolico della ricchezza come costruzione sociale; da Calvino, attraverso Le città invisibili e Il cavaliere inesistente, sviluppa una visione della cultura come laboratorio di idee, dove fantastico e reale si intrecciano per svelare la condizione umana.
Di Emerson, infine, riprende la centralità dell’individuo e la ricerca dell’autenticità in una società che tende al conformismo: un pensiero che si riflette nella sua idea di arte come strumento di libertà e consapevolezza.
Una sinergia d’arte: Filipponi e Fagioli
Tra le collaborazioni più significative si distingue quella con Simone Fagioli, filosofo, poeta, scrittore e curatore.
Legato da un’amicizia autentica e da una visione comune, Fagioli ha contribuito fin dalle prime edizioni al Menotti Art Festival, portando con sé una continua ricerca sui linguaggi visivi, sulla tecnologia digitale e sulla performance art.
Come afferma lo stesso Fagioli:
“Luca è una persona che, fin dal primo incontro, riesce a trasmettere una passione autentica per l’arte e per la cultura, ma soprattutto una visione chiara e coraggiosa del futuro. Ho sempre ammirato la sua capacità di conciliare tradizione e innovazione. Sa ascoltare, dialogare e valorizzare il talento delle persone che lo circondano. Sotto la sua guida il festival non è solo un evento, ma una vera piattaforma di crescita, in cui ogni artista può esprimersi liberamente.”
Grazie a questa sinergia, Spoleto continua a crescere come capitale dell’arte contemporanea, ponte ideale tra creatività, pensiero e innovazione.
Con la sua energia visionaria e la capacità di unire mondi diversi, Luca Filipponi ha reso il Menotti Art Festival un laboratorio culturale di respiro internazionale, in cui l’arte diventa linguaggio universale, e Spoleto una città simbolo di dialogo, bellezza e rinascita creativa.

Intervista a Luca Filipponi: un viaggio in Umbria tra arte e letteratura
Dottor Filipponi, è un piacere averla qui. Iniziamo parlando dell’Umbria, che ha una lunga tradizione culturale e che, anche sotto la sua guida, è diventata centrale per l’arte contemporanea. Come vede il rapporto tra la regione e le sue bellezze artistiche, e in che modo questi luoghi ispirano la visione del Menotti Art Festival?
E’ un piacere essere qui. L’Umbria è una terra che respira arte in ogni angolo, un luogo che ha dato i natali a geni come Perugino e tanti altri. Quello che la rende unica è la capacità di combinare bellezza naturale e storica. Le colline verdi, i borghi medievali, città come la stessa Spoleto formano un contesto ideale per l’arte contemporanea, ma anche per una riflessione su passato, presente e futuro. Il Menotti Art Festival è nato proprio con l’intento di fare incontrare l’antico e il contemporaneo, creando un dialogo che non fosse solo estetico, ma anche intellettuale. Spoleto, con la sua grande storia culturale, è il palcoscenico perfetto per questo.
Il festival è cresciuto molto sotto la sua direzione. Quest’anno, come nei precedenti, ha visto la partecipazione di ospiti di fama internazionale. Qual è il rapporto che si è consolidato nel tempo tra lei e questi artisti? Come si sviluppa la collaborazione con loro?
Il rapporto con gli artisti del Menotti Art è sempre stato fondato sul rispetto reciproco e sulla fiducia. Con alcuni di loro, come Sandro Trotti, Luciano Preti, Salvatore Magazzini, Edward Evans, sono anni che collaboriamo. Si è creato un legame speciale, che va oltre la semplice partecipazione a un evento. Per me gli artisti non sono mai “clienti” o semplici “ospiti”, ma compagni di viaggio, persone con cui condivido la passione per la ricerca, l’innovazione e la bellezza. L’arte contemporanea non è solo una questione di estetica, ma anche di valori, idee e, spesso, provocazione. Quando invito un artista a partecipare al festival non è solo per le sue opere, ma per il suo pensiero e la sua visione. Per questo, ogni edizione è sempre una sorpresa, con nuovi progetti, collaborazioni e sfide da affrontare.
So che uno dei suoi grandi amori è la lettura. Cosa rappresenta per lei? E come influisce, se lo fa, sul suo lavoro?
La lettura è sempre stata per me un rifugio, un modo per esplorare mondi nuovi e per fare luce su quello che mi circonda. Tra gli autori che più mi hanno influenzato non posso non menzionare Italo Calvino. Così come mi ha sempre affascinato il pensiero di Mark Twain per la sua ironia, la capacità di mettere in discussione le convenzioni sociali e l’attenzione alle disuguaglianze. Sono elementi che non solo trovo straordinari in ambito letterario, ma che mi accompagnano anche nella mia vita professionale. La letteratura mi ha insegnato a guardare oltre la superficie, a cercare il significato profondo nelle cose. E credo che lo stesso approccio sia necessario nell’arte contemporanea. Non bisogna mai fermarsi alla prima impressione, ma scavare sotto l’apparenza per scoprire idee, storie, concetti che l’opera vuole comunicarci. La lettura mi ha sensibilizzato anche verso l’importanza del linguaggio, che in arte si traduce nel saper “leggere” un’opera, nel decifrare le sue molteplici sfaccettature. Gli artisti che invito al Menotti Art Festival, in fondo, sono un po’ come gli scrittori: ciascuno con una propria lingua, una vicenda, un messaggio. Quello che cerco di fare è creare uno spazio dove queste diverse “narrazioni” possano dialogare tra loro, allo stesso modo che nelle pagine di un libro.
Proprio a proposito di questa capacità di “dialogare” mi viene in mente il modo in cui lei ha sempre cercato di unire diverse discipline artistiche nel Festival. Arte visiva, musica, teatro… Qual è il suo pensiero su questa integrazione e su come può contribuire alla crescita culturale della regione?
Credo fermamente che l’arte sia una forma di comunicazione universale che non conosce confini. Quando ho preso in mano la direzione del Menotti Art Festival ho subito visto un’opportunità: non solo quella di creare un evento che fosse il punto d’incontro per l’arte contemporanea, ma anche di far dialogare diverse discipline. La musica, il teatro, la danza, l’arte visiva e le nuove tecnologie possono interagire e fondersi in modi sorprendenti. Questo approccio multidisciplinare non solo arricchisce l’esperienza del pubblico, ma stimola anche gli artisti a esplorare nuovi territori creativi. In Umbria, con la sua tradizione ma anche con la sua apertura alle nuove idee, credo che ci sia un terreno fertile per queste sperimentazioni. E il festival ha il grande merito di dare visibilità a simili forme di espressione, attraendo pubblico e facendo crescere la cultura locale in modo organico e contemporaneo.
Parlando di crescita, ho notato che uno degli aspetti che caratterizzano la sua figura, oltre alla visione artistica, è la straordinaria professionalità e l’attenzione al rispetto e all’educazione verso tutti. Come queste qualità influenzano la sua vita lavorativa e la gestione del Festival?
La professionalità è un aspetto chiave. L’arte, come qualsiasi altro settore, richiede rigore, dedizione e una forte etica del lavoro. Ma allo stesso tempo credo che la professionalità vada accompagnata da un profondo rispetto verso le persone, siano esse artisti, collaboratori o semplici spettatori. La nostra attività non è mai solo una questione di risultati, ma di come arriviamo a essi e con chi collaboriamo lungo il percorso. L’educazione, il rispetto e la cortesia sono principi che dovrebbero essere alla base di qualsiasi relazione, tanto nel mondo dell’arte quanto in qualsiasi altro ambito della vita.
Questi principi, uniti alla sua visione artistica, rendono il Menotti Art Festival qualcosa più di un semplice evento, ma una vera e propria esperienza che coinvolge e arricchisce chiunque vi partecipi. Quali sono i valori che intende portare avanti anche per il futuro?
Per me i valori fondamentali sono quelli di apertura, inclusività e rispetto reciproco. L’arte è un linguaggio universale, e deve essere per tutti, senza distinzioni. Voglio che il Menotti Art Festival continui a essere un luogo di accoglienza, dove chiunque, indipendentemente dal proprio background, possa sentirsi parte di una comunità. Desidero che artisti e pubblico percepiscano di appartenere a un progetto che promuove libertà di espressione, sperimentazione e, al tempo stesso, integrità. Inoltre, credo fermamente nell’importanza della collaborazione. Lavorare insieme, ascoltarsi, crescere insieme è un aspetto fondamentale di ogni successo, e intendo portare avanti questa filosofia anche nel futuro del Festival.
Mi colpisce il legame che ha con Roma. Pur essendo originario dell’Umbria, la capitale ha un posto speciale nel suo cuore. Come vive il rapporto con questa grande città? E come influisce sulla sua visione artistica e professionale?
Roma è una città straordinaria. Anche se vengo dall’Umbria, la mia carriera professionale mi ha portato a passare molto tempo nella capitale, e non potrei immaginare un mondo senza di essa. L’Urbe è crogiolo di culture, un luogo dalla bellezza unica, ma anche dalla grande energia che mescola tradizione e modernità. È una metropoli in cui l’arte è parte integrante della vita quotidiana, dove ogni angolo racconta una storia. Il suo patrimonio culturale è immenso, eppure c’è sempre qualcosa di nuovo, di contemporaneo, di sorprendente. Questo contrasto tra la Roma antica e quella moderna è qualcosa che mi affascina profondamente. Dal punto di vista professionale la capitale mi offre una visione globale e internazionale, fondamentale per confrontarsi con le sfide del mondo dell’arte contemporanea. È una città che stimola, che ti spinge a superare i tuoi limiti.
Roma ha sicuramente un fascino unico. In che modo, secondo lei, la città riesce ad accogliere ed alimentare progetti artistici innovativi come il Menotti Art Festival, nonostante la grande concorrenza culturale e gli altri eventi che vi si svolgono?
Roma è un po’ come un grande laboratorio dove le idee si incontrano, si mescolano e prendono forma. Nonostante la concorrenza culturale, la città è sempre pronta ad accogliere il nuovo. Nella capitale la cultura non è mai statica: cambia, evolve e si nutre di stimoli che arrivano da ogni angolo del mondo. Il Menotti Art Festival, pur svolgendosi principalmente a Spoleto, si inserisce in questo panorama di apertura e sperimentazione. La città è capace di alimentare e supportare iniziative artistiche innovative proprio per questa sua natura, per la sua energia creativa che non smette mai di essere viva. In questo senso è una grande fonte di ispirazione, ma anche una risorsa importante per il festival, che può confrontarsi con altre realtà internazionali e aprirsi a nuove collaborazioni.
Entrambi conosciamo e stimiamo un giovane (classe 1983) professionista della regione Umbria: Simone Fagioli, colui che ci ha messi in contatto per questa intervista. Se dovesse descriverlo a chi lo paragonerebbe?
Simone Fagioli è una persona davvero unica nel suo genere, e se dovessi fare un paragone non sarebbe facile trovare qualcuno che combini in lui lo stesso mix di professionalità, passione e impegno. Detto questo, mi viene in mente una figura che incarna una simile combinazione di talento, dedizione e spirito innovativo: Alessandro Volta, uno dei più grandi scienziati della storia, il quale, un po’ come Simone, ha saputo rivoluzionare il suo campo, lavorando dietro le quinte con una visione profonda e un approccio meticoloso. Se parliamo invece di un parallelo nel mondo dello sport, Simone potrebbe essere paragonato a un pilota di Formula 1, che non solo è tecnico e preciso nel suo approccio, ma ha anche una capacità di leggere la pista, capire i dettagli e anticipare le mosse degli avversari. È una persona che non si accontenta mai del “buono”, ma cerca sempre l’eccellenza, in ogni suo gesto e in ogni progetto a cui si dedica. Poi c’è un’altra qualità che credo lo accomuni ad alcuni grandi leader: sa motivare e ispirare chi gli sta attorno, proprio come Leonardo da Vinci, che non solo eccelleva nei suoi campi, ma sapeva coinvolgere e stimolare i suoi collaboratori. Simone ha la stessa capacità di far crescere chi lavora con lui, trasmettendo una passione che è contagiosa. In ogni caso, la sua personalità e il suo approccio sono così unici che un vero e proprio paragone è difficile da trovare. Simone Fagioli è una persona unica, che lascia un’impronta, proprio come quelli che fanno storia.
Quali le novità che la vedranno protagonista?
Il 19 ottobre sarò presente con altri illustri colleghi presso il Caffè letterario del Sansi di Spoleto all’Inter dell’astrattismo. Con me vi saranno Paola Biadetti, Sandro Costanzi, Francesco Ansidei, Maria C. Mancini.
La ringrazio, Dottor Filipponi, per questa conversazione che ha saputo unire arte, cultura, valori umani e passione. Non vediamo l’ora di scoprire come il suo impegno, tanto a Roma quanto in Umbria, continuerà a influenzare il mondo dell’arte.
Grazie a Lei, è stato un piacere parlare di questi temi che mi stanno molto a cuore. Il futuro dell’arte è sempre un’incognita, ma è proprio in questo mistero che trovo la bellezza della nostra missione.
Il Menotti Art Festival si conferma, anche nel 2025, una delle più alte espressioni della vitalità culturale italiana, capace di unire visione e radici, tradizione e innovazione. Sotto la guida illuminata di Luca Filipponi, e con il contributo di menti come Simone Fagioli, Spoleto si riafferma come crocevia internazionale dell’arte contemporanea, luogo in cui l’ispirazione incontra la riflessione e l’estetica torna a essere linguaggio universale. Un esempio concreto di come la cultura, quando è autentica, sappia ancora generare futuro.
