5 Ottobre 2026, lunedì
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Grecia, via libera alle 13 ore di lavoro al giorno: la riforma che divide il Paese

Il Parlamento approva la legge voluta dal governo di Nea Dimokratia. Per il ministro del Lavoro è “un passo verso la flessibilità e il lavoro giusto”. Per sindacati e opposizioni, invece, è “un ritorno alla schiavitù moderna” che mette a rischio salute, sicurezza e diritti.

In Grecia il Parlamento ha approvato una delle riforme più controverse degli ultimi anni: una legge che consente, a determinate condizioni, una giornata lavorativa fino a 13 ore. Il provvedimento, presentato dal ministro del Lavoro Niki Kerameos e sostenuto dal governo conservatore di Nea Dimokratia guidato da Kyriakos Mitsotakis, ha spaccato il Paese.

Secondo l’esecutivo, si tratta di una misura che “promuove il lavoro giusto e flessibile per tutti”, capace di andare incontro alle esigenze di chi desidera lavorare di più e guadagnare di più. Ma per i sindacati e per le opposizioni parlamentari, la riforma rappresenta un passo indietro di decenni: “È schiavitù retribuita”, denunciano, accusando il governo di voler smantellare sistematicamente le tutele dei lavoratori.

Le nuove regole: fino a 13 ore al giorno, ma “su base volontaria”

La legge stabilisce che i dipendenti del settore privato potranno essere impiegati dallo stesso datore di lavoro fino a 13 ore al giorno, superando così il limite tradizionale delle 8 ore, ma per un massimo di 37 giorni all’anno e su base volontaria. Le ore aggiuntive dovranno essere retribuite con un aumento del 40%.

Una norma analoga era già in vigore dal 2021, sempre introdotta dal governo Mitsotakis, ma riguardava solo i casi in cui un lavoratore era impiegato da due diversi datori di lavoro. Ora, invece, lo stesso datore potrà estendere l’orario fino a 13 ore, concentrando l’intera giornata nello stesso luogo di lavoro.

“Ci sono lavoratori che chiedono di poter lavorare di più — ha dichiarato in Parlamento il ministro Kerameos —. Chi non vorrà fare straordinari sarà tutelato. Non si tratta di un obbligo, ma di una possibilità”. Il ministro ha sottolineato che il regime esteso “non intacca la normale giornata lavorativa” e che, nella media, interesserà “non più di tre giorni al mese”.

Scioperi e proteste: “Un ritorno al Medioevo del lavoro”

Il voto parlamentare è arrivato al termine di settimane di tensione sociale. Nel solo ultimo mese, in Grecia si sono svolti due scioperi generali, l’ultimo dei quali appena due giorni prima dell’approvazione della legge.

Le piazze di Atene, Salonicco e delle principali città del Paese si sono riempite di manifestanti, bandiere e striscioni che denunciavano “il ritorno dei diritti del lavoro al Medioevo”. Le sigle sindacali hanno accusato il governo di non voler ascoltare la voce dei lavoratori e di procedere con un modello di crescita “basato sull’aumento delle ore e sulla riduzione delle tutele”.

La Confederazione generale dei lavoratori greci (GSEE) ha lanciato un duro monito: “La riforma mette a repentaglio la salute e la sicurezza dei dipendenti e distrugge qualsiasi equilibrio tra vita professionale e personale”. In una lettera indirizzata al ministro Kerameos, la GSEE ha parlato di “una misura che favorisce solo i datori di lavoro e peggiora la qualità della vita di chi già lavora più della media europea”.

Le opposizioni: “Smantellate le conquiste sociali”

Contro il provvedimento si sono schierati tutti i partiti di opposizione. Il leader socialista del Pasok, Nikos Androulakis, ha accusato Nea Dimokratia di “smantellare in modo sistematico i diritti dei lavoratori conquistati in decenni di battaglie”.

Sulla stessa linea il presidente di Syriza, Sokratis Famellos: “La Grecia è ormai un Paese di impiegati poveri, che lavorano più della media europea ma guadagnano meno e faticano ad arrivare a fine mese. Questa riforma non li aiuterà, li sfrutterà di più”.

I numeri dell’economia greca: crescita e disuguaglianze

Negli ultimi anni, la Grecia ha registrato segnali di ripresa economica dopo un decennio di austerità: la disoccupazione è scesa e il PIL è tornato a crescere. Tuttavia, il potere d’acquisto dei lavoratori resta tra i più bassi dell’Unione Europea, secondo solo a quello della Bulgaria.

Dati Eurostat mostrano che i greci lavorano in media 39,8 ore a settimana, ben al di sopra della media europea di 36. Molti sono costretti a cumulare due o più impieghi per sopravvivere. “In questo contesto di squilibrio di potere tra datore e dipendente — ha osservato la GSEE — pochi potranno davvero permettersi di rifiutare le 13 ore di lavoro, anche se formalmente volontarie”.

Un modello di flessibilità o una nuova precarietà?

La riforma Kerameos si inserisce nel più ampio disegno del governo Mitsotakis di modernizzare il mercato del lavoro greco e renderlo più competitivo. Ma il confine tra flessibilità e precarietà appare sempre più sottile.

Il governo rivendica di aver “allineato la Grecia agli standard europei”, ma per molti osservatori si tratta di un’interpretazione discutibile: in gran parte dei Paesi dell’Unione, l’estensione sistematica della giornata lavorativa oltre le 10 ore è considerata eccezionale e fortemente regolamentata.

In Grecia, invece, rischia di diventare la nuova normalità. E se per il governo si tratta di una “riforma per chi vuole lavorare di più e guadagnare di più”, per i sindacati è un segnale d’allarme: la prova che, nel cuore dell’Europa, i diritti dei lavoratori possono ancora essere compressi in nome della competitività.

La battaglia sulle 13 ore, insomma, è solo all’inizio. E promette di diventare uno dei terreni più caldi della politica e del conflitto sociale greco nei prossimi mesi.

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