I nuovi dati diffusi dall’Istat sulle esportazioni italiane fotografano una realtà difficile da ignorare: il commercio con gli Stati Uniti, tradizionalmente uno dei mercati più solidi per il Made in Italy, è in caduta libera. A pesare, secondo Antonio Misiani, responsabile Economia del Partito Democratico, sono i dazi introdotti dall’amministrazione Trump, che stanno già costando miliardi di euro alle imprese italiane e colpendo duramente settori chiave della nostra manifattura.
“Quello che i numeri ci dicono – afferma Misiani – è che il crollo dell’export verso gli Stati Uniti non è compensato da altri mercati. Il risultato è che tutto l’export nazionale finisce in territorio negativo, trascinando con sé una parte importante della nostra economia reale”.
Ma nel mirino del dirigente dem non ci sono soltanto le politiche commerciali di Washington, bensì la risposta – o meglio, la mancanza di risposta – da parte del governo italiano. “In questo scenario, l’assenza di una strategia da parte dell’esecutivo Meloni è semplicemente inaccettabile”, denuncia Misiani. “Sei mesi fa la presidente del Consiglio aveva annunciato un piano da 25 miliardi per sostenere le imprese penalizzate dalle tariffe americane. Un piano che, a oggi, è letteralmente scomparso: nella legge di bilancio non ve n’è traccia.”
Il contrasto con altri paesi europei, secondo il responsabile economico del Pd, è evidente. “Francia e Germania stanno adottando misure concrete per difendere la loro manifattura, per sostenere la competitività e proteggere l’occupazione. L’Italia, invece, resta ferma. Questa inerzia rischia di aggravare una crisi industriale che dura ormai da oltre due anni, con la produzione in calo quasi continuo e interi distretti in sofferenza.”
Misiani accusa il governo di aver imboccato la strada sbagliata, scegliendo la via dell’austerità in un momento che richiederebbe esattamente il contrario: “Invece di reagire con misure espansive, con un piano di investimenti pubblici e incentivi per l’innovazione, la manovra economica varata da Meloni è tutta orientata alla restrizione. Una scelta miope, che sacrifica la crescita e indebolisce ulteriormente il tessuto produttivo del Paese”.
Da qui l’appello del dirigente dem a un cambio di passo: “Serve una svolta immediata. Difendere le imprese italiane sui mercati internazionali e sostenere la nostra industria non è un optional: è una priorità nazionale. Continuare a rimandare significa compromettere la capacità del Paese di restare competitivo in un contesto globale sempre più difficile.”
Le parole di Misiani si inseriscono in un dibattito sempre più acceso sullo stato dell’economia italiana e sulle prospettive di politica industriale. Con il rallentamento della produzione, la frenata dell’export e le tensioni commerciali tra Europa e Stati Uniti, il tema della strategia economica del governo diventa cruciale. Per ora, però, il piano da 25 miliardi resta una promessa mai mantenuta. E per molte imprese italiane, il tempo delle attese sembra essere finito.
