L’Italia si prepara a un nuovo intervento umanitario nella Striscia di Gaza. «Siamo pronti ad allestire un ospedale da campo e a fornire casette prefabbricate per ospitare le famiglie sfollate», ha annunciato il ministro della Protezione civile Nello Musumeci, delineando la disponibilità del governo italiano a contribuire concretamente alla gestione dell’emergenza.
La situazione sul terreno, tuttavia, resta incerta. Una fonte della sicurezza israeliana ha confermato che il valico di Rafah, unico punto di passaggio tra Gaza e l’Egitto, «non riaprirà oggi» e che non è ancora possibile stabilire quando l’accesso sarà nuovamente consentito. «Sussistono limiti logistici significativi», ha precisato la fonte.
Il valico, snodo vitale per il transito di aiuti umanitari e per l’evacuazione dei feriti, avrebbe dovuto essere riaperto dopo l’annuncio del governo israeliano di voler annullare alcune delle sanzioni imposte alla Striscia, comprese le restrizioni sugli aiuti e la chiusura della frontiera. Ma la complessità della situazione sul campo continua a ostacolare qualsiasi passo concreto verso una normalizzazione.
Nel frattempo, Hamas ha restituito martedì sera i corpi di quattro ostaggi israeliani, e ha annunciato per oggi la consegna di altre cinque salme. Secondo quanto riferito dai media israeliani, tre dei cadaveri già identificati appartengono a Uriel Baruch, Tamir Nimrodi ed Eitan Levy. Sul quarto corpo, invece, permane incertezza: una fonte di sicurezza, citata dall’emittente Channel 12, ipotizza che possa trattarsi di un palestinese rimasto ucciso durante i combattimenti.
La Croce Rossa, impegnata nelle operazioni di recupero, ha avvertito che «ci vorrà tempo per rintracciare e identificare tutti i cadaveri». Le condizioni sul terreno, tra macerie e zone ancora inaccessibili, rendono infatti estremamente complesso ogni intervento.
Sul piano politico, le parole del premier israeliano Benjamin Netanyahu, rilasciate in un’intervista alla Cbs News, hanno gettato una nuova ombra sul fragile equilibrio raggiunto nei negoziati. «Se Hamas non accetterà di disarmarsi, si scatenerà l’inferno», ha dichiarato, ribadendo la linea dura del suo governo nei confronti del movimento islamista.
Nel contesto diplomatico più ampio, resta forte il ruolo degli Stati Uniti. Donald Trump, che lunedì ha firmato a Sharm el-Sheikh l’accordo di pace per Gaza, ha espresso scetticismo sull’ipotesi di una soluzione fondata su due Stati, pur garantendo l’impegno americano nella ricostruzione della Striscia.
Tra annunci di tregua, difficoltà logistiche e tensioni politiche, la crisi di Gaza continua dunque a muoversi su un fragile crinale. Mentre le diplomazie tentano di riaprire i canali umanitari, l’Italia si prepara a portare sul campo il proprio contributo concreto, nella speranza che la ricostruzione possa un giorno affiancare – e non sostituire – la pace.
