FIRENZE – Con la chiusura dei seggi alle 15, si è ufficialmente conclusa la due giorni di voto per le elezioni regionali in Toscana. Nelle 3.922 sezioni distribuite sul territorio è iniziato lo scrutinio che decreterà chi guiderà la Regione per i prossimi cinque anni. Ma già i primi exit poll tracciano una tendenza chiara: Eugenio Giani, presidente uscente e candidato del centrosinistra, appare saldamente in testa con una forchetta compresa tra il 52% e il 56% delle preferenze.
Un margine consistente, che – se confermato – potrebbe evitargli il ballottaggio del 26 ottobre, previsto dalla legge elettorale regionale nel caso nessuno dei candidati raggiunga almeno il 40% dei voti validi.
Alle sue spalle, Alessandro Tomasi, sindaco di Pistoia e candidato del centrodestra, si attesterebbe tra il 39% e il 43%. Terza, con un risultato significativamente più contenuto, Antonella Moro Bundu, esponente della lista di sinistra Toscana Rossa, data tra il 4% e il 6%.
Un test politico ad alto valore simbolico
Quella toscana non è un’elezione regionale qualunque. Storicamente terra di centrosinistra, la Toscana è spesso letta come un termometro della tenuta politica dell’area progressista in Italia centrale. La conferma di Giani rappresenterebbe dunque non solo un risultato amministrativo, ma anche un segnale politico chiaro per i partiti che compongono la coalizione di governo a livello nazionale.
Il Partito Democratico, che ha scommesso su Giani per un secondo mandato, guarda con attenzione al voto toscano, considerandolo un importante banco di prova in vista dei futuri appuntamenti elettorali, a partire dalle prossime elezioni europee. Per il centrodestra, invece, l’eventuale sconfitta di Tomasi significherebbe un ulteriore rallentamento nella sua ambizione di espugnare una delle ultime roccaforti rosse rimaste nel Paese.
Affluenza in calo: una partecipazione ai minimi storici
Elemento che non passa inosservato è la flessione marcata dell’affluenza. Alla chiusura delle urne, solo il 48,8% degli aventi diritto si è recato al voto, in calo netto rispetto al 62,20% del 2020. Analizzando i dati parziali provenienti da metà delle sezioni (1.937 su 3.922), l’affluenza si ferma al 46,9%, contro il 61,77% registrato cinque anni fa nelle stesse sezioni: una differenza di quasi quattordici punti percentuali.
Il dato conferma una tendenza ormai consolidata di disaffezione al voto, soprattutto in occasione delle consultazioni locali. Le cause sono molteplici: dalla crescente sfiducia nelle istituzioni, all’assenza di un confronto acceso tra candidati, fino all’impressione diffusa – in alcune fasce della popolazione – che il risultato fosse scontato.
I candidati in campo
Eugenio Giani, 65 anni, presidente uscente e volto noto della politica regionale, ha puntato su un programma di continuità, rafforzato da una narrazione legata all’efficacia dell’amministrazione durante la pandemia e nella gestione dei fondi europei del PNRR. Sostenuto da una larga coalizione di centrosinistra, Giani ha mantenuto un profilo istituzionale e rassicurante, evitando derive polemiche e puntando su competenza e radicamento territoriale.
Alessandro Tomasi, 44 anni, sindaco di Pistoia riconfermato nel 2022 con ampio consenso, è stato indicato dal centrodestra come nome unitario solo dopo un lungo confronto interno. Ha cercato di incarnare l’idea di un cambiamento concreto, facendo leva sulla sua esperienza amministrativa e sulla critica a una gestione regionale ritenuta da lui troppo burocratica e poco dinamica.
Antonella Moro Bundu, attivista e già candidata sindaca a Firenze nel 2019, ha rappresentato l’ala più radicale della sinistra. La sua candidatura con la lista Toscana Rossa ha avuto come obiettivo quello di riportare al centro del dibattito temi legati alla giustizia sociale, ai diritti, alla sanità pubblica e alla transizione ecologica, ma con risultati al momento marginali.
Il sistema elettorale: soglia del 40% e ballottaggio
In Toscana, come previsto dallo Statuto regionale e dalla legge elettorale vigente, l’elezione del presidente della Regione avviene con sistema maggioritario a turno unico, ma con una soglia del 40% necessaria per l’elezione diretta. In caso nessun candidato la raggiungesse, si andrebbe al secondo turno di ballottaggio tra i due più votati, previsto per sabato 26 e domenica 27 ottobre.
Ma con le prime proiezioni che danno Giani ben oltre la soglia, l’ipotesi ballottaggio sembra, almeno per ora, allontanarsi. Tuttavia, sarà necessario attendere lo scrutinio definitivo per avere conferme, soprattutto in un contesto elettorale dove l’affluenza contenuta potrebbe incidere sulla distribuzione effettiva dei voti validi.
Lo scenario post-voto: attese e prospettive
Se i dati degli exit poll venissero confermati dallo spoglio, per il centrosinistra si aprirebbe una fase di consolidamento in una regione strategica. Per Giani, si tratterebbe della prosecuzione di un percorso amministrativo nel segno della stabilità, ma anche di una sfida interna alla coalizione, che dovrà mostrare compattezza nella nuova legislatura e affrontare il nodo della partecipazione civica e dell’astensionismo.
Per il centrodestra, una sconfitta in Toscana, dopo quelle subite in altre regioni tradizionalmente orientate a sinistra, potrebbe indurre a una riflessione sulle modalità di selezione dei candidati e sulle strategie territoriali, oggi spesso penalizzate da una scarsa presenza capillare.
Infine, il risultato modesto della sinistra alternativa rappresentata da Bundu conferma le difficoltà strutturali dell’area radicale a costruire consenso ampio al di fuori delle grandi città, pur restando una voce significativa su alcuni temi sensibili.
Conclusioni
La Toscana, pur tra luci e ombre, sembra destinata a confermare la sua tradizione progressista. Il voto del 13 ottobre, al netto del calo dell’affluenza, offre un quadro coerente con la storia politica della Regione. Il centrosinistra, grazie alla figura di Giani, si avvia a mantenere la guida di una delle più importanti amministrazioni regionali del Paese.
Ma resta sul tavolo un interrogativo politico e culturale che va oltre la singola tornata: come recuperare il rapporto tra istituzioni e cittadini, in una società che appare sempre più disillusa e distante dalla politica? Una domanda a cui, anche in Toscana, nessuno può più permettersi di sfuggire.
