Nuovi sviluppi nell’inchiesta “Clean 2” della Procura di Brescia, che indaga su presunte spese illecite sostenute da Mario Venditti, ex procuratore capo di Pavia. Nelle scorse ore il Gico della Guardia di Finanza ha eseguito una perquisizione a carico di Pietro Paolo Mazza, oggi pubblico ministero a Milano, ma in passato magistrato in servizio proprio a Pavia nello stesso periodo in cui la Procura era guidata da Venditti.
Il provvedimento di perquisizione è stato disposto dai magistrati di Brescia, titolari dell’inchiesta, e si inserisce in un quadro investigativo che sta progressivamente ampliando il raggio d’azione. Secondo quanto trapelato, gli inquirenti sarebbero alla ricerca di elementi documentali e digitali utili a ricostruire il sistema di gestione delle spese all’interno della Procura pavese durante gli anni della gestione Venditti.
Nel mirino rimborsi e spese non istituzionali
L’attenzione degli investigatori si concentra in particolare su un presunto utilizzo improprio di fondi pubblici, destinati ad attività istituzionali, ma che secondo l’ipotesi accusatoria sarebbero stati in parte dirottati per sostenere spese di natura privata o comunque non giustificabili nell’ambito del servizio.
Tra le voci al vaglio delle Fiamme Gialle figurano cene in ristoranti di lusso, trasferte legate al mondo dell’ippica e l’utilizzo di auto di grossa cilindrata. I finanzieri del Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata stanno verificando eventuali anomalie nella documentazione fiscale e amministrativa legata a questi esborsi, e la perquisizione a carico di Mazza sarebbe finalizzata proprio all’acquisizione di atti, email, appunti e comunicazioni interpersonali in grado di chiarire i contorni del caso.
L’ombra della corruzione nell’inchiesta su Garlasco
Ma c’è un altro filone, ben più grave, che incrocia le sorti giudiziarie dell’ex procuratore Venditti: quello relativo a un’ipotesi di corruzione. Il magistrato è infatti indagato dalla Procura di Brescia anche per aver ricevuto – secondo l’accusa – un indebito vantaggio economico in cambio dell’archiviazione della posizione di Andrea Sempio, coinvolto nell’inchiesta sul delitto di Garlasco, uno dei casi giudiziari più noti e controversi degli ultimi vent’anni.
L’accusa, ancora tutta da dimostrare, fa riferimento a un presunto patto illecito tra Venditti e soggetti esterni alla magistratura, finalizzato a influenzare un atto d’indagine in cambio di denaro. Un’accusa che, se confermata, travolgerebbe definitivamente la carriera del magistrato ed estenderebbe le implicazioni dell’indagine ben oltre il perimetro contabile.
Il ruolo di Mazza e i rapporti interni alla Procura
Pietro Paolo Mazza, oggi in servizio presso la Procura di Milano, non risulta indagato al momento, ma la sua posizione è oggetto di approfondimento. La Procura di Brescia intende chiarire il livello di conoscenza e di eventuale coinvolgimento di Mazza nella gestione delle spese contestate a Venditti, con cui ha condiviso per anni gli uffici e l’attività giudiziaria.
Non è escluso che la perquisizione sia stata disposta anche per acquisire elementi relativi a dinamiche interne alla Procura di Pavia: relazioni tra colleghi, flussi decisionali, eventuali comunicazioni su come fossero autorizzati e rendicontati i rimborsi. Un passaggio chiave per comprendere se si trattasse di un sistema condiviso o di un’iniziativa personale dell’allora procuratore.
Una vicenda che scuote la magistratura
L’inchiesta “Clean 2”, che si affianca a un primo filone investigativo già avviato tempo fa e legato a presunti illeciti amministrativi nella gestione della Procura pavese, rischia di avere ricadute importanti a livello istituzionale. Non solo perché coinvolge magistrati di alto profilo, ma perché rimette al centro il tema dell’integrità nella gestione delle risorse pubbliche all’interno degli uffici giudiziari.
Se venissero confermate le ipotesi dell’accusa, si tratterebbe di una violazione gravissima della deontologia e delle responsabilità connesse alla funzione di pubblico ministero. Ma proprio per la delicatezza del caso, gli investigatori procedono con estrema cautela, affidando alla documentazione acquisita e agli incroci contabili il compito di fare piena luce sui fatti.
I prossimi passi dell’indagine
Nei prossimi giorni è attesa una verifica puntuale del materiale acquisito nella perquisizione effettuata a carico del magistrato milanese. A ciò si aggiungeranno ulteriori escussioni di testi e accertamenti bancari. Non è escluso che possano emergere nuovi nomi o che l’indagine possa estendersi ad altri episodi di spesa, oggi non ancora noti agli atti.
Parallelamente, la difesa di Mario Venditti si prepara a contestare punto per punto le accuse, sostenendo la legittimità delle spese sostenute e l’assenza di qualsiasi intento corruttivo o personale. Il confronto giudiziario si preannuncia lungo e complesso, e sarà probabilmente destinato a svolgersi sotto l’attenta osservazione dell’opinione pubblica e degli organi di autogoverno della magistratura.
La vicenda, ancora in fase istruttoria, solleva interrogativi profondi sul controllo interno all’amministrazione della giustizia e sulla trasparenza nella gestione delle risorse pubbliche da parte dei suoi vertici. Un’inchiesta che non riguarda solo il passato di un procuratore, ma il futuro della fiducia dei cittadini nell’autonomia e nella credibilità della magistratura.
